A chi non è fan di Madonna, come il sottoscritto,
ascoltare “Confessions On A Dance Floor”
ha fatto rimanere assolutamente basito. Ci si
aspettava una cosettina così, tipicamente
ligia a certe regole preconfezionate radio-oriented
con il solito obiettivo del trasformismo
per far parlare di sé e per riuscire –
come sempre si riconosce all’ex material
girl – ad anticipare (o meglio, a dettare)
le mode. Nulla più, e forse anche meno.
Invece non si è potuto che ammettere che
– come aveva fatto già notare qualche
giornalista scafato con le spalle larghe per sopportare
le bordate del fuoco della critica più
intransigente – l’ultima prova di
Madonna è un album perfettamente funzionante,
coinvolgente e diretto. Una delle migliori cose
ascoltate l’anno scorso, tanto che è
finito nella personale classifica dei Musikàl
Awards. Canzoni che non si perdono nell’autocelebrazione
(e Madonna ne avrebbe già tanta da fare…)
e che sfruttano tutto il conosciuto del meglio
del mondo dei dance floor e dei dj set più
alternative-cool. Quelli dove chi balla
è rivolto verso il dj come in un rock concert,
tanto per intenderci.
L’entourage della mogliettina di Guy Ritchie
si è affidato a Stuart Price, mente di
quei Les Rythmes Digitales conosciuti al grande
pubblico dopo che nei forum si sprecavano le domande
per scoprire di chi fosse la colonna sonora del
tal spot (che tristi forum…). Il risultato
è un sound elettronico che mischia tutto:
in “Future Lovers”, ad esempio, convivono
Donna Summer con la febbre del sabato sera e i
Simple Minds del nuovo sogno dorato (!?), ovvero
gli anni Settanta che flirtano e amoreggiano con
gli Ottanta. Impossibile, si direbbe, invece ecco
qui. Ma ci vogliamo dimenticare di questo decennio,
dove si reinterpretano gli Ottanta con piccole
variazioni sul tema? No, quindi “Sorry”
punta su un riff alla Felix The Housecat mentre
“How High” è quello che i Goldfrapp
vorrebbero fare se fossero capaci di farlo. Una
volta fanno anche una comparsata i violini della
fase ‘Papa Don’t Preach’
(nell’intro di “Let It Will Be”),
peraltro è solo un richiamino del marchio
di fabbrica perché quando parte il pezzo
gli Hz si fanno asciutti e asettici come nel miglior
club del pianeta, pronti per aprire il charleston
e i battiti di mano nel ritornello.
Le “confessioni” si mixano, continuano
a pompare e si uniscono in un unico inscindibile
che scoraggia dallo schiacciare tasti gettonati
come lo skip. E non si sono ancora raccontate
le vette indiscutibili dell’album: una di
queste è “Forbidden Love”,
la cui atmosfera poteva essere opera degli Air
più scuri e inaccessibili, quelli in cui
una coltre di synth e vocoder fanno la spola da
un punto all’altro delle perfette frequenze
dell’elettronica nobile, come se
i Kraftwerk fossero riletti magnificamente dai
Royksopp. Una delle altre cime la conoscete tutti,
ed è quel singolo più azzeccato
di un terno al lotto che è “Hung
Up”, che in questi giorni ha superato le
100.000 copie vendute della suoneria per telefoni
cellulari. Considerazione a latere: ormai ci si
deve abituare – purtroppo – a queste
statistiche. E’ davvero desolante, lo si
deve riconoscere, che metro delle vendite siano
i telefoni cellulari e non la musica in se stessa,
ma è così. Fine della divagazione
e ultimo appunto: a noi piace molto anche “I
Love New York”, il pezzo più Madonna-style
con non troppo velate influenze New Order.
In definitiva le canzoni di “Confessions…”
sanno colorare il mondo attorno a loro, sanno
mettere il rosso e il giallo dove potrebbe regnare
un verde marcio, e basta con i triti biancoenero
da televisore degli anni Sessanta. Una volta si
andava a letto con Madonna, ora sono i suoi figlioletti
che vanno nel lettone con lei (citando un azzeccato
titolo di una rivista), ma il mondo del pop mainstream
non è cambiato. Amante o madre, è
sempre lei il riferimento.
collegamenti su MusiKàl!
MusiKàl!
Awards 2005
Goldfrapp - Supernature
Royksopp - The
Understanding
Air - Talkie Walkie
Air - 10.000 Hz Legend
Kraftwerk - Tour
De France Soundtracks
Kraftwerk - Trans-Europe
Express
New Order - Waiting
For The Sirens' Call