Tunng, fa la corda di nylon pizzicata
da un’unghia. Tunng, fa il macchinario
con tutti quegli strani filamenti colorati. Il
duo inglese non avrebbe potuto azzeccare nome
migliore per descrivere questa musica: un suono
talmente fuori dall’attuale da avere l’odore
del vinile e la memoria di camicie hippie; un
suono talmente moderno da captare segnali ovunque,
perché il rumore non esiste più,
tutto è semplicemente suono. Sembra che
il tempo si sia fermato con “Astralweeks”,
e che da lì in poi non sia successo nulla.
Errore: i Tunng sanno bene che ci sono stati anche
i Books, che altri hanno fuso folk ed elettronica.
Ma nessuno lo ha fatto mai così bene, o
riuscendo a fondere gli stremi con questa esattezza.
“Hanged” fluisce lieve, digitale
e liquida, mentre “Woodcat” raggiunge
il picco del ricordo nel controcanto femminile:
non sorprende che Vashti Bunyan sia stata portata
sugli scudi da un’intera generazione, perché
molti stanno solo cercando di aggiornare il suo
suono incantato. La campagna, il verde, significa
ancora pace, ma anche lì arrivano interferenze,
bleeps, segnali di vita invisibile nell’etere:
“Wind up bird” lascia che si intromettano
nella canzone alcuni campioni vocali, mischia
con eleganza arpeggi mandati in loop e una chitarra
suonata, fino a fare spazio ai beat, che a loro
volta cedono gentilmente il passo agli archi…
È tutto gentile, incantato. Forse troppo.
Solo verso la fine, dopo la limpidezza assoluta
dell’arpeggio di “Jay down”,
si intravede qualche ombra: nel beat più
sostenuto e dissolto in polvere glitch di “It’s
because…we’ve got hair”, o nella
sinistra “Sweet William”, o ancora
nei bassi che rimbombano in “Engine room”.
Ma è tardi per turbare l’equilibrio:
una scia di di arpe e flauti fa fluire lontano
la ghost track, come un rivolo d’acqua in
un campo. Posto che la reale emozione sta altrove,
l’eleganza dei Tunng è incredibile:
come sentire Van Morrison alle prese coi Books,
o vedere Donovan portare Fourtet a passeggio.
Più che un disco, “Comments on the
inner chorus” è un esperimento di
equilibrismo. Spaziale, sonoro e temporale.
collegamenti su MusiKàl!
Vashti Bunyan - Lookaftering
Van Morrison - Magic
Time
Van Morrison - Down
The Road
The Books - Lost
and Safe
Four Tet - Everything
Ecstatic