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COLDPLAY
Concerto al Palamalaguti (Casalecchio - BO) (15 novembre 2005)
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di Paolo Bardelli scrivi un'email

Anche i migliori, a volte, annoiano. Qualche kalporziano sarà già saltato sulla sedia nel leggere “i migliori” riferito ai Coldplay, ma non vogliamo essere ipocriti e non tributare ai quattro londinesi l’onore di essere tra i migliori interpreti di questo momento musicale. Qualità unita a commercialità.

A Casalecchio, però, qualche meccanismo che oliava a dovere i precedenti live visti (a Milano nel novembre 2002 e quest’estate all’Arena di Verona) deve essersi – se non bloccato – almeno rallentato. Si è assistito infatti ad un concerto un po’ piatto, senza sussulti tranne che in tre/quattro pezzi. Basti dire questo: mentre si andava al concerto ci si ascoltava in macchina la ghost-track “Till Kingdom Come” dedicata a Johnny Cash e si pensava: “Ma quanto è stucchevole!”. Nel palasport i Coldplay prendono la chitarra acustica, il batterista si mette al pianoforte, tutti si avvicinano per eseguire questo pezzo ecco che le vibrazioni iniziano – finalmente! – a sentirsi. E se le senti per la canzone che meno ti piace di un disco, un qualche problemino di resa live degli altri brani vuol dire che quella sera i Coldplay ce l’hanno avuta.

Sarà stata l’acustica pessima del Palamalaguti, o forse che al mixer c’era un diciottenne biondo boccoloso come l’Arcangelo Gabriele che pareva più adatto a fare il chirichetto che il fonico (che suoni pessimi che ci ha fatto sopportare…), sarà che si è arrivati trafelati di corsa alle 21,10 e dopo un secondo Chris Martin e compari iniziavano con “Square One”, insomma si vuole tenere conto di tutte quelle situazioni esogene che, bene o male, potrebbero determinare un giudizio errato, ma no: l’altra sera a Bologna i Coldplay erano davvero un po’ giù di corda.

Dopo “Square One” si va di “Politik” poi di “Yellow”, l’organizzazione fa scendere degli enormi palloni gialli dall’alto, il pubblico ci gioca e forse questa è la tattica: distrarre i paganti. In “Speed Of Sound” il marito di Gwyneth Paltrow non è in voce, “God Put A Smile Upon Your Face” offre un finale coinvolgente e lanciato ma è appena un attimo: “Everything’s Not Lost” è una meravigliosa canzone, ma i brividi sulla schiena non arrivano come era avvenuto a Milano. “X & Y” – che se non erro a Verona non è stata fatta – è compita, un pezzo nuovo o una b-side lascia perplessi melodicamente, “White Shadows” è la vetta (negativa) del concerto. Scriviamolo, una buona volta: non se ne può più di vedere i Coldplay sul palco con nessuno che suona le tastiere e sentire un sottofondo come di sette synth. Mettete un tastierista sul palco, guardatelo in faccia mentre suonate invece che usare delle basi o degli omini che vi suonano dietro le quinte (gli U2 nella tournée di “Zooropa” facevano così, testimonianza diretta di chi aprì dei loro concerti) e forse il suono si umanizzerà.

Dopo una “The Scientist” abbastanza toccante c’è l’intermezzo acustico di cui abbiamo parlato, con “Till Kingdom Come” e “Green Eyes”, per passare subito ad una sempre apprezzata “Clocks”: la bellezza di quella canzone è talmente cristallina che non importa che sia suonata un po’ scolastica. Prima della pausa i Coldplay fanno il nuovo singolo “Talk” e anche stavolta ci si accorge della forza melodica di questa canzone: si uscirà dal concerto canticchiandola – come a Verona – per una buona oretta.

Il trittico finale è costituito da una inutile “The Hardest Part”, una buona “In My Place” con Martin che va sulle tribune in mezzo al pubblico e una ormai classica “Fix You”. Si guarda l’orologio, sono le 22 e 30… Le 22 e 30??? Ma è talmente presto che non è ancora finita la fiction in prima serata su Rai Uno! Un’ora e venti di concerto con tre album all’attivo? Senza suonare “Trouble”? (vabbé questa forse si spiega: i Coldplay vogliono avere la loro “Creep”, che i Radiohead non suonano mai nonostante tutti la richiedano…) Ma i R.E.M. e gli Smashing Pumpkins avevano dei suoni così orrendi qui a Casalecchio? Non sarà che non è colpa del Palamaguti? Ma l’Arcangelo Gabriele era vero o abbiamo avuto un’allucinazione come Fantozzi? Insomma: non sarà che questa volta i Coldplay hanno suonato poco e male?

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22 novembre 2005




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