Il punto è questo: “Cold Roses”
è un disco tradizionale (fine della recensione
per i lettori di Buscadero che si saranno già
fiondati al più vicino spacciatore di cd).
Dopo il mezzo passo falso di “Rock’n’roll”,
Ryan Adams tira fuori un lavoro ispiratissimo
e vicino alla sensibilità classica che
è sempre stata suo bagaglio – da
Neil Young
a Gram Parsons – riscoprendo quindi la verve
compositiva dei tempi migliori (Whiskeytown dicono
i maligni, “Gold” dico io).
Nulla più nulla meno di un disco di folk-rock
con chitarre acustiche, contrappunti elettrici,
slide e atmosfere da deserto a metà tra
la California, il Texas e tutto quello che c’è
in mezzo. Si è lontani quindi dalla New
York cantata in passato e ora i paesaggi ispirano
un tramonto rosso degno delle migliori pubblicità
della Marlboro. Che poi alla fine è semplicemente
questione di gusti e chi non può sopportare
questo classicismo spinto avrà già
chiuso la pagina per ascoltare qualche lavoro
avant-qualcosa di scuola tedesca. Meglio per lui,
perché sarebbe altresì una sofferenza
per le sue delicate orecchie sorbirsi questi due
dischi – sì, un lavoro doppio, tutto
sommato Ryan Adams è sempre stato eccessivamente
prolifico – di vecchissimo roots che sembra
uscito da un Neil Young a caso tra il 1970 e il
1975.
Stupidaggini a parte, si tratta di un lavoro
che riporta Ryan Adams sugli altari del rock,
grazie a composizioni che colpiscono dritte al
cuore per lirismo ed emotività e anche
se tutti noi abbiamo una ventina di versioni di
queste canzoni (dai… sembra “After
the gold rush”!), è impossibile –
ammesso che si mastichi il genere – non
farsi colpire da "Let it ride", "If
I am a stranger", "Cherry Lane",
"Tonight" (… is the night…
ok la smetto) e così via. Assodato che
l’originalità abiti altrove, con
“Cold Roses” Ryan Adams scrive uno
dei dischi più tipicamente rock dell’anno
e certamente uno dei più riusciti, un sentito
omaggio alla tradizione americana che si fa ascoltare
con un piacere che è riduttivo definire
immenso, perché da queste parti era esattamente
quello che in questo momento volevamo ascoltare.
collegamenti su MusiKàl!
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recensioni