Dato che Nick Cave ha smesso di essere oggettivamente
interessante quando ha smesso di drogarsi (e non
parliamo dei fan terminali, ovviamente), cerchiamo
soddisfazione altrove, in lidi inesplorati che
possano catturare l'essenza cruda delle canzoni
paludose e funeree, di quel folk da patto col
diavolo che, seppur modificato attraverso la decadenza
post-punk dei Bad Seeds, era diventato cavallo
di battaglia dell'australiano. Devastations, quindi.
Nomen omen. Disco faticoso e tetro, quasi arrogante
nel presentarti la sua miscela maledetta che oltre
a Nick Cave
si estende al dark side di Johnny Cash, alle cupezze
di un Leonard
Cohen sotto anti-depressivi, a dei Willard
Grant Conspiracy dimentichi del barlume della
speranza e di un Mark Lanegan al massimo della
sua licantropia. Un'esperienza estenuante ma capace
di dare soddisfazioni. "Coal" è
uno di quei dischi che una volta entrati sotto
pelle, quando si è in determinati mood,
possono lasciarti di merda per la sopresa. Come
se si scoprisse qualcosa di nuovo ogni volta.
E pensare che, superficialmente, si tratta di
semplici ballate. Il fascino oscuro conferma ancora
una volta la sua efficacia.
collegamenti su MusiKàl!
Nick Cave - le
recensioni
Johnny Cash - American
V - A Hundred Highways
Johnny Cash - American
Recordings IV: The Man Comes Around
Johnny Cash - American
III: Solitary Man
Leonard Cohen - le
recensioni
Willard Grant Conspiracy - Intervista
a Robert Fisher (26-8-2006)
Willard Grant Conspiracy - Let
It Roll
Mark Lanegan - Bubblegum
Mark Lanegan - Field
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