Comunemente
considerato "l’album" per eccellenza degli
Yes, nello stesso
anno di "Fragile"
e, ricordiamolo, di "Foxtrot"
dei Genesis,
esso porta a perfezione le loro caratteristiche
e li assegna definitivamente alla categoria dei
grandi. Qualcuno scomoda la definizione di pop sinfonico,
espressione di rara bestialità: cosa significa
"sinfonico" nel caso della musica leggera?
La musica degli Yes ha una personalità ben
precisa che non ha bisogno di generiche e superficiali
categorizzazioni, che creino artificiose dipendenze
da altri generi musicali. Vocalità tersa,
architetture sonore pulite e grandiose, strumentale
di tecnica vertiginosa: tutto questo è "Close
to the Edge", suite di circa 18 minuti che
apre il disco e che occupa, o meglio occupava, l’intero
lato A. Suoni di sentore bucolico, cinguettii e
gocciolare d’acqua: così si comincia. Poi
il resto viene con naturalezza impressionante. Il
brano risulta diviso in quattro parti, ma non ci
si fa caso; tale è l’omogeneità e
la coesione complessiva, la consequenzialità.
Musica scintillante, dove non sapremmo quale elemento
segnalare con più evidenza: sorvolando per
comodità sui tecnicismi di Bill Bruford alla
batteria o sulla "solita" abilità
di Howe e Squire, merita di essere segnalato l’uso
del timbro d’organo da parte di Wakeman il quale,
nel complesso, lascia un’impronta più evidente
qui che in "Fragile". Epocale il finale
della suite con Anderson a livelli celestiali: l’imponenza
sonora si smorza infine nella medesima delicatezza
da cui era sorta. E’ un piacere, per gli amanti
del progressive, confrontare tra di loro suites
come questa, "Supper’s Ready" dei Genesis
e "Il Giardino del Mago" del Banco
del Mutuo Soccorso, tutte e tre dello stesso
anno. Anche "And You and I" è divisa
in quattro parti, ma vale per essa, rafforzata,
l’osservazione già fatta per "Close…":
non ci sono variazioni assai rilevanti di tema o
di ritmo. E’ un pezzo che si basa sostanzialmente
sul dualismo fra chitarra acustica, nei passaggi
più delicati, e tastiere, in quelli più
grandiosi. Ma è "Siberian Khatru",
che chiude l’album, l’autentica firma apposta in
calce al manifesto del "Yes-pensiero";
uno dei loro brani più rappresentativi: assai
mosso, dallo splendore sonoro abbagliante, quasi
ipertrofico, in cui le tastiere si fondono mirabilmente
con la sezione ritmica, sfoderando persino un timbro
di clavicembalo. Non chiedeteci tuttavia di sbilanciarci
ad affermare categoricamente che "Close to
the Edge" è il miglior disco degli Yes:
simili dichiarazioni perentorie non sono nelle nostre
corde. Concludendo: se, per fare i diavoletti, volessimo
proprio trovare un difetto al gruppo inglese, lo
si potrebbe rintracciare in una certa monotonia
della sezione vocale: l’estrema bravura di Jon Anderson
trova un limite nella mancanza di varietà
timbrica.
Dimenticavo: la copertina di Roger Dean, che
gioca sulle tonalità del verde, è
meno fantasiosa che in altre occasioni, ma molto
elegante.
1. Close to the Edge:
- The solid time of change
- Total mass retain
- I get up i get down
- Seasons of man
2. And You And I
- Cord of Life
- Eclipse
- The Preacher the Teacher
- Apocalypse
3. Siberian Khatru
I
commenti
compa 15 luglio 2003
disco
che ho conosciuto
per merito di mio figlio
di 18anni io ne ho 49!!!!
L'INVERSO di quello che
accade normalmente
sabato li abbiamo ascoltati a vado ligure
grandissimi!!!!!!!!
Alberto 15 luglio 2003
Nel
lontano 1973 ero un liceale innamoratissimo
di Emerson Lake & Palmer e la personalità
ipertrofica di Keith, la voce di Greg e la
forza della natura di Carl alle percussioni
mi faceva pensare che nessuno potesse oscurare
il Mito. Un giorno, quasi con disprezzo comprai
CTTE.Ebbene, arrivato a: Two hundred women
watch one woman cry e al primo I get up I
get down, tutto di fronte a me si è
chiarito e gli ELP si sono sciolti come neve
al sole che traspariva attraverso le atmosfere
create dagli Yes.Quanti e quanti brividi quando
nel pezzo centrale di and you and I alla tagliente
ma allo stesso tempo dolce steel guitar di
Steve si associa la voce malleabile come un
oboe di Ion. Ti sembra di volteggiare leggero
sulle colline di lunghi e dimenticati ieri
( citate in remembering da TFTO).E che dire
di Siberian Khatru che con la sua incalzante
vitalità potrebbe benissimo essere
la base di un balletto.Mi fermo qui per non
essere troppo prolisso.Tutte le volte che
ascolto CTTE la mente torna a 30 anni prima
e mi sembra di rivivere le stesse intense
emozioni delle prime volte.
the knife 8 giugno 2002 qesti
yes non sono male per niente(anche se sono
abituato ai
genesis)e proprio vorrei saper se qulcuno
può indicarmi un sito ndove posso
trovare tutti i testi degli yes e magari le
traduzioni grazie!
GLR67 15 maggio 2002 Avendo
scoperto gli Yes con C.T.T.E., è difficile
non condividere
l?idea che sia il loro capolavoro, ma, essendo
di natura molto curioso e
aperto musicalmente, trovo belli e interessanti
anche gli altri album;
credo, infatti, che ogni lavoro vada goduto
per quello che è, senza stare a
fare troppi confronti. Chiaramente Close ha
azzeccato una formula che sembra
fatta apposta per chi ama il prog: rumori
naturali, momenti epici e
?sacrali?, parti ritmate e altre sospese,
il tutto suonato con molta
tecnica ma sempre facile da seguire. Anche
la stessa copertina è centrata in
pieno, non sono semplicemente toni di verde,
è come un velo che si sta
alzando su un paesaggio fantastico (che poi
è illustrato all?interno) e
mette una certa curiosità addosso (ricordo
che da ragazzino mi sono deciso a
comprarlo a scatola chiusa proprio per questo,
in realtà avevo solo una vaga
idea di che musica facessero!).
gabriel 27 aprile 2002
senza
dubbio un grandissimo disco!ma anche se la
omonima suite è
eccezionale supper's ready ddei genesis è
sempre un gradino sopra!chi non è
d accodo me lo dica ma sappia motivare!
Jimmi-Gillian 28 febbraio 2002
Semplicemente...Solfureo!Bello
come un'alba in inverno!!
Ema 21 febbraio 2002
Ho
acquistato quest'album ieri, invogliato dalla
vostra recensione: GRAZIE!!!!!!!!!!
Mariano 8 febbraio 2002
Benché il mio gruppo preferito sia
Genesis finché c'é Peter Gabriel
devo ammetter che questo album é un
capolavoro.
Slipperman 4 febbraio 2002
Come
tutti ormai sapete io sono un cultore dei
Genesis con peter,ma close to the edge è
un vero capolavoro come fragile
Gabble Ratchet 23 gennaio 2002
jon
hai una voce stupenda.Tutto l'album è
da brividi
glm 9 novembre 2001
D'accordo,
sarà pure progressive, e io amo il
progressive, credo
però che questo disco possa trovare
riscontro in qualsiasi amante di buona musica.
Lo ritengo un capolavoro favoloso, di tecnica
incredibile,
capolavoro, purtroppo, non più ripetuto
dagli yes. E' la loro summa, il loro testamento.
Fragile non é assolutamente a questo
livello, nonostante sia un ottimo disco.
Starship Trooper 1 agosto 2001 Questo
non è un semplice album, ma un' opera
d'arte monumentale e nessuno può smentirmi.
Un amante della buona musica non può
non avere un disco del genere Signori UNA
GEMMA DI INESTIMABILE VALORE PUNTO E BASTA
salta 4
giugno 2001
musica ASSOLUTA...
sono questi i classici del nostro tempo!
adam 25 dicembre 2000
This
album is a masterpiece.
When I heard it for the first time I was stunned!
Any note on this work is perfect.
I have to listen to it!