L'ultima fiaba dell'indie rock ai tempi della
Rete (o già penultima?) sbarca in Italia.
Esiste ormai una letteratura su come i Clap Your
Hands Say Yeah si siano autoprodotti, autopromossi
e autodistribuiti attraverso il loro sito web
e il tam tam dei blogger, facendo vendere migliaia
di copie al loro eponimo album d'esordio senza
avere nemmeno un contratto discografico, in barba
alle logiche vetuste delle major e del mercato
discografico, bla bla bla. Se aggiungiamo che
l'album è stato salutato come un mezzo
capolavoro da buona parte della stampa specializzata,
che ha scomodato nomi ingombranti come Talking
Heads e Yo La Tengo, è naturale che si
voglia verificare con il ditino se, sotto gli
strati di hype elettronico, di vero miracolo si
tratti.
Con questa intenzione mi metto in macchina in
una sera grigia e piovosa dell'inverno padano,
e a causa della mia annosa ostilità con
la pianta stradale milanese mi perdo i Dr. Dog
in apertura: quando entro il locale è moderatamente
affollato, mentre gli altoparlanti mandano Dylan
a manetta, “Mr. Tambourine Man” e
compagnia bella. Alle 22 i CYHSY arrivano sul
basso palco del Transilvania, con il frontman
Alec Ounsworth che ha la faccia (e i capelli)
di uno che si è alzato al massimo da cinque
minuti: attaccano con “Let The Cool Goddess
Rust Away”, che scivola via un po' pigra,
assonnata come gli occhi di Alec il quale, come
da copione, canta in modo ancora più slabbrato,
strascicato e lamentoso che su album.
Con andatura diesel il gruppo entra in fase al
terzo-quarto brano, con “The Skin Of My
Yellow Country Teeth” prima, ormai una hit
da discoteca rock che non manca di esaltare il
pubblico, e poi con la emozionante “Details
Of The War”: quando girano a regime, i CYHSY
appaiono come una classica garage band, cinque
ragazzotti che si divertono a scambiarsi gli strumenti,
a giocare con sintentizzatori ed effetti, a restare
piegati per minuti sugli amplificatori alla ricerca
del feedback perfetto, il tutto in un clima rilassato,
da jam permanente. Hanno ben poco delle geometrie
ossessive e schizoidi dei Talking Heads; del resto
Ounsworth, chitarra, armonica e sguardo a fessura,
chiaramente ha come modello non tanto David Byrne
quanto il vecchio Dylan che ci facevano ascoltare
a luci accese. Tutto ok comunque, i brani migliori
dell'album scorrono morbidi, da “This Home
On Ice” a “Over And Over Again”:
Alec introduce le canzoni bofonchiando parole
indistinguibili, mentre Robbie Guertin ringrazia
caloroso e sorridente, nonostante la sua espressione
abbia un che di truce che mi ricorda il ragazzino
col banjo di “Un tranquillo weekend di paura”.
Eppure con quel nome, “battete le mani
e dite yeah”, mi aspettavo uno show più
coinvolgente, magari anche più sgangherato,
con quel pizzico di istrionismo alla Tom
Waits che in studio si sentiva e insaporiva
non poco la ricetta. Invece i cinque evitano perfino
di eseguire “Clap Your Hands!”, quel
folle coro per megafono organetto e battimani...
Sarà che il loro nume tutelare, il sito
Pitchfork, lo ha dichiarato uno dei brani peggiori
dell'anno, nonostante le sperticate lodi alla
band?
La mia sensazione è amplificata nel finale:
puntuale arriva “Upon This Tidal Wave Of
Young Blood”, e finalmente, penso, possiamo
cantare tutti insieme “young blood, young
blood” per mezz'ora di fila a squarciagola...
e invece finisce mezza strozzata, cioè
Alec è mezzo strozzato, e il brano rischia
di essere quasi più corto che su album.
Saluti, timide richieste di bis da parte del pubblico,
ma le luci sono già accese e hanno già
riattaccato con la retrospettiva dylaniana. Lo
ammetto, non è facile per una giovane band
doversi confrontare con lo spettro del “caso”
mediatico che le viene cucito addosso, ma mentre
mi rimetto in auto sento un “YOUNG BLOOOOOD”
in gola che non va né giù né
su…
collegamenti su MusiKàl!
Talking Heads - Remain
In Light
Yo La Tengo - Prisoners
of Love
Yo La Tengo - Summer
Sun
Yo La Tengo - And
Then Nothing Turned Itself Inside-Out
Yo La Tengo - Fakebook
Tom Waits - la Kalporzgrafia
Bob Dylan - la
Kalporzgrafia
David Byrne - Look
Into The Eyeball