Riprendendo lo slogan della pubblicità
del Maxibon che andava anni orsono, i Fiub fanno
intendere che a loro del gelato non interessa
granchè. Due birre, possibilmente da degustare
mentre gli amplificatori sono accesi e la chitarra
sputa rock americano. Questi sono gli ingredienti
dell’esordio in long playing del duo bergamasco
che si avvale del synth suonato da Luca Ferrari
dei Verdena in due canzoni. Pezzi deserticii,
cantati con convinzione e sparati volentieri a
razzo. “1st Lady” tanto per dirne
uno. Ma anche “6L6” e “Suicide
Booth”, con quella spruzzata stoner che
più U.S.A. è impossibile. Una traccia
oltre i dieci minuti, “2nd Lady”,
che non esita a mordere per tutta la durata mentre
sull’ultima, “Clocks”, la voce
di Martina Togni è accompagnata dalle bizzarre
spruzzate del già citato sintetizzatore.
L’originalità non sta certo qui e
non poteva essere altrimenti viste le premesse.
Si tratta comunque di un disco godibile che ispira
curiosità per quanto riguarda il trasporto
sul palco. Certi riffs assassini figureranno ancora
meglio a volumi assassini. Il consiglio, quindi,
è di non perderli per strada.
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Verdena - Il
suicidio del samurai