Se
c'è qualcosa di pornografico, negli angoli
della Rete che bazzichiamo io e voi, sta nel
meccanismo perverso di aspettative che circondano
ogni gruppo o artista che abbia avuto la sventura
di aver fatto, a un certo punto della propria
carriera, un bell'album. Tanto basta per essere
investiti da un giorno all'altro del ruolo di
salvatori della musica, ed essere pronti per
farsi immolare da legioni di blogger e elettroscribacchini
che, a ogni successiva pubblicazione, ci terranno
a far sapere che sì, non è bello
come il precedente e che avremo la conferma solo
al terzo, quarto, quinto, millesimo album.
Dopo
aver sparato sulla categoria che in questa sede
rappresento, con faccia bronzea eccomi quindi
a dire la mia sulle nuove gesta dei New Pornographers.
Sono passati due anni da quell'orgasmo sonoro
che rispondeva al nome di “Twin
Cinema”,
terzo album della combriccola canadese capitanata
da Carl Newman che li aveva fatti esplodere al
di fuori dei confini nazionali e delle carriere
parallele dei singoli componenti. I Pornografi,
nati come side project di gente impegnata in
altri progetti e una decina di altre band, avevano
travalicato i propri limiti per mettere a segno
il fuoricampo della vita, trasformando la propria
natura giocosa e un po' improvvisata in un'esplosione
di fulgida energia pop.
Ecco perché questo “Challengers” è stato
condannato ancora prima di nascere a tradire
le solite, stratosferiche aspettative, generando
quell'ansia da prestazione che si porta via il
divertimento e l'energia. Sia chiaro: non è un
album disastroso, è solo che i New Pornographers
scendono dalle vette precedenti per rientrare
nei limiti della loro natura eterogenea e fluttuante.
Di “Challengers” si sentono distintamente
i singoli ingredienti (l'eterno liceale Newman,
lo scanzonato Dan Bejar, la sirena ammaliatrice
Neko Case) senza che emerga il tocco dello chef.
Mancano soprattutto punti focali, brani che catalizzano
l'attenzione, manca il tiro e l'energia del passato.
Uno dei motivi di tale mancanza è che
i New Pornographers hanno scelto, chissà perché,
di togliere la power al loro pop per farsi più acustici,
avvicinandosi al folk, e più malinconici:
così bisogna arrivare al quinto brano
per cogliere il primo barlume delle (non troppo)
antiche scintille. Newman sembra bloccato sul
registro ballad che pure aveva dato frutti prelibati
su “Twin Cinema”: qui va dal moderatamente
suggestivo (“My Rights Vs. Yours”)
al moscio (“Unguided”) per svegliarsi
finalmente a tempo quasi scaduto (“Mutiny,
I Promise You”). Dan Bejar è sempre
più sbracato e comunque divertente (“Myriad
Harbour”) ma pure lui preda di una sbronza
triste (“The Spirit of Giving”),
mentre è la voce di Neko Case a rendere
prezioso il waltz di “Go Places”,
forse il brano migliore della nuova vena folk
di Newman, particolarmente adatto alla rossa
vedette dell'alt-country.
Gli aggettivi che mi
vengono in mente ascoltando questo “Challengers” sono “grazioso”, “interessante”, “carino”,
ma se non fosse stato per “Twin Cinema” non
sarei nemmeno qui a sproloquiarci sopra. I nostri
Pornografi preferiti dovranno prima o poi decidere
cosa fare da grandi. Possibilmente fregandosene
di noi e le nostre fregole, che tanto con una
pop song non si cambia la Storia, figuriamoci
con una recensione.
collegamenti su MusiKàl!
The New Pornographers - Twin Cinema
Neko Case - Fox Confessor Brings the Flood