Quarantamila
persone ad un concerto di Nick
Cave erano un evento inimmaginabile fino a qualche
anno fa. Arezzo wave, venerdì 6 luglio, ha
colmato questa lacuna. E il buon vecchio Nick ha
ripagato le attese ed anche le curiosità
di quanti si sono recati allo stadio aretino attirati
più che altro dall'ingresso gratuito e dai
tanti nomi in cartellone. Nomi che hanno disertato
il festival per colpa dello sciopero dei controllori
di volo italiani. Niente Cousteau, quindi, al loro
posto i bravi Mastretta (spagnoli, strumentali,
molto Calexico o Tico and the Tarantola) ed un gruppo
di rap cinese del quale, al vostro umile cronista,
dispiace non ricordare il nome: si corre il rischio
di incappare in un cd di questa allucinante band
che ha suonato (?!?) tutta inchini e sorrisi per
più di un'ora, fregandosene bellamente degli
insulti rivolti, sia a loro sia ai controllori di
volo italiani, da tutto il pubblico.
A mezzanotte, ora delle streghe, Nick Cave ed i
fidi Bad Seeds dannoo inizio alle danze tra gridolini
più consoni ad un concerto di Lenny
Kravitz, in un'aria densa di alcol e marijuana.
Prima novità, Nick sfoggia una barba di almeno
sette/otto giorni: chi lo conosce bene sa che questa
divagazione dal suo look pulito è tanto sorprendente
quanto assistere ad un discorso nel quale Berlusconi
ammetta che "sì, effettivamente il conflitto
d'interessi può essere un problema per gli
italiani ".
Superato lo shock, si comincia a scartamento ridotto,
con tre brani di fila dall'ultimo, osannato album,
"No More Shall
We Part". Il vostro umile cronista ammette
di non amare particolarmente l'ultima fatica del
signor Cave, nel quale, a parere del vostro umile
cronista, il crooner australiano non brilla certo
per ispirazione. È noto, infatti, che Cave
ha dovuto affittare un ufficio a Londra, arredarlo
con computer e tastiera, andarci ogni giorno, dal
lunedì al venerdì, dalle 9 alle 5
per uscire dal blocco compositivo che lo attanagliava
da più di un anno e partorire i pezzi del
disco. Che, alla fine, sono quello che sembrano:
di maniera. Dal vivo i brani rendono ancora meno,
scarnificati degli arrangiamenti elaborati che arricchiscono
le versioni da studio. Ma il pubblico non la pensa
come il vostro umile cronista e applaude a scena
aperta.
Superato il tributo all'ultimo disco, sembra comunque
che l'atmosfera di "No More Shall We Part"
abbia contagiato anche le vecchie composizioni,
eseguite con meno voglia. Nick canta tirando via
parecchio, e la band è sgangherata su "Weeping
Song", che è ritornata all'arrangiamento
originale, perdendo lo splendido riff ipnotico di
violino elettrico di Warren Ellis. Stesso discorso
per "Papa won't leave you", "Henry",
"Boatman's Call" ed "Henry Lee",
che acquista però in intensità nella
versione all'osso con chitarra acustica e voce.
Sarà uno dei momenti più alti della
serata. Lo show entra con calma nella parte finale,
e Nick Cave, immortalato in primi piani strettissimi
dal mega schermo, assomiglia sempre di più
ad un Brad Pitt invecchiato, imbolsito e barbuto
nel ruolo del killer in un colossal hollywoodiano,
oppure al condannato alla sedia elettrica di "The
Mercy Seat", che arriva subito dopo. Ma è
una delusione. Il brano attacca lento, solo chitarra,
violino e voce, per poi crescere supportato da una
maldestra marcetta militare di batteria nella seconda
parte. L'esplosione finale del ritornello ad libitum
sembra più un botto di capodanno che quella
deflagrazione maligna e devstante cui Nick ci aveva
abituato nei tour precedenti. "Grazi, rivederci".
Nick saluta ed esce. Il bis si apre nel più
classico dei modi, con "The Ship Song"
a consumare gli accendini dei presenti, e si chiude
davvero bene: "The Curse of Millhaven",
presa da "Murder Ballads" è, finalmente
esplosiva, anche se Nick è costretto a leggere
il testo da un cartello che uno dei roadies gli
tiene incollato davanti alla faccia. Cave trova
anche il tempo di presentare tutti i membri della
band tra uno stacco e l'altro, prima di salutare
di nuovo. Le luci si accendono, ma non è
ancora finita: ghigno satanico, sorrisetto alla
"Red Right Hand", Nick Cave urla nel microfono
"attenzione, attenzione" e si lancia in
"Saint Huck", capolavoro di un solo accordo
datato 1983, che cominciava, appunto, con l'urlo
in tedesco "achtung, achtung". Sette minuti
di brividi, corde pestate, tamburi violentati e
tastiere divelte come ai bei vecchi tempi. E come
ai bei vecchi tempi Nick prende a calci la compostezza
degli ultimi anni e si lancia per terra, grida,
sputa, si contorce e strappa sui ginocchi il bel
completino gessato. Poi esce senza salutare. Un
bel regalo, inatteso, che risolleva concerto e morale.
Anche perché sono le due di notte e la strada
verso casa è lunghina.
Vanexya 1 marzo 2002
Caro
"cronista" leggere il suo commento
all'incredibile performance di Nick Cave ad
Arezzo Wave mi ha lasciata perplessa nonché
piuttosto contrariata... si direbbe quasi
che lei in quel momento fosse altrove o, forse,
distratto. Ma la distrazione in un momento
di emozioni così stravolgenti è
quanto meno improbabile. Nick ha saputo dare
una carica tale da risvegliare i morti...
a mio modesto parere. Non era il primo concerto
di Nick Cave al quale assistevo e, sebbene
non sia quello che ho preferito (il suo concerto
acustico a Mantova rimarrà per sempre
il migliore per me) mi sembra estremamente
offensivo il tono allusivo con cui l'ha commentato.
E, tra parentesi, io ero sotto il palco e
NESSUNO HA MAI DOVUTO SUGGERIRE LE PAROLE
DELLE CANZONI AL MITICO NICK CAVE. Grazie
dell'attenzione!
adler 9 febbraio 2002
caro
umile cronista,non starò qui a sottolineare
le tue imprecisioni(non molte ma significative)sulla
tracklist del concerto(confondere gli album
dai quali i pezzi provengono è segno
di scarsa preparazione!!!!)
io al concerto di nick cave c'ero,eccome....e
mi è piaciuto eccome...nemmeno riesco
a descrivere fedelmente il turbinio di emozioni
che il buon caro nick ha suscitato in me quella
lontana sera di luglio...ti dirò che
non posso più ascoltare i suoi dischi
senza pensare con nostalgia a quel concerto:e
per me non era il primo!forse lo era per te,anzi
sono sicuro sia così!ti dirò
di più:oltre ad essere il più
bello tra quelli di nick cave che ricordi
regge benissimo il confronto con altre esibioni
storiche di cui ho beneficiato negli ultimi
anni:penso al david bowie di pistoia blues,al
lou reed di pistoia blues e di enzimi a roma
qualche anno prima.esibizioni che converrai
con me sono state decisamente eccezionali(chissà
se hai avuto la possibilità di assistervi,avresti
potuto imparare tanto).torniamo al nostro
caro nick:quanti quella sera erano lì
per nick cave?1000,2000... diciamo 10000.e
il resto?dici che nick cave lo conoscevano
almeno di nome?non ti stupisce che un perfetto
sconosciuto sia riuscito a creare un'atmosfera
così unica e coinvolgente?non sei riuscito
a cogliere l'attenzione con cui tutti i presenti
hanno seguito l'esibizione e quel senso di
privazione che ha toccato i presenti appena
il concerto è terminato?tutto questo
non ti dice niente?forse più che di
nick cave,dovresti passare a recensire le
esibizioni di ligabue,piero pelù e
dei loro epigoni internazionali...ciao e grazie.se
sono andato troppo sul personale ti chiedo
"umilmente" scusa
sailor 24 dicembre 2001
acid
rain, piu attenzione. il concerto è
cominciato con stagger lee. non è una
song di no more shall we part.puoi avere ragione
sul fatto che il gig ha avuto dei momenti
di stanca. penso che abbia influito il fatto
che la musica di nick non si adatta molto
bene ai grandi spazi. a milano era stato decisamente
meglio. seiu stato un pò severo comunque
PR 22 agosto 2001
Leggendo
il commento del "cronista" posso
dire che non sono molto daccordo,infatti,
primo l'ultimo disco di Cave, secondo me è
uno dei migliori dischi dell'ultimo decenno;
secondo, sul palco ha eseguito una perfomance
di tutto rispetto....anzi, x quanto mi riguarda,
indimenticabile...GRAZIE