Se dovessimo dare particolare credito ai primi
vagiti di questo ventunesimo secolo saremmo costretti
a circoscrivere il substrato sonoro in un ibrido
nel quale si fondono e completano urgenze prettamente
post-industriali (figlie del cyberpunk, dell’industrial,
dell’ossessione tecnocratica) con le scorie
ultime di un’attitudine agreste, non propriamente
bucolica – in quanto succube comunque dell’ombra
angosciosa della controparte – ma comunque
legata alla terra nel senso più stretto
del termine.
L’esperienza musicale dei Castanets di
San Diego si muove sulle linee direttrici dell’ultima
ipotesi strutturale: nel loro esordio è
impossibile non riscontrare la prassi compositiva
di personaggi quali Will Oldham/Bonnie Prince
Billy e l’influenza di una band come i Black
Heart Procession. Eppure l’attacco dell’album,
dato da “Cathedral 2 (Your Feet on the Floor
Sounding Like Rain)”, richiama alla mente
più che altro le follie percussive e le
straziate ipotesi musicali degli Xiu Xiu o dei
Liars dell’ultimo “They
Were Wrong, So We Drowned”. Suoni dilatati,
incedere funereo, tintinnii e freakerie di sottofondo,
una voce che sembra arrivare da un mondo “altro”,
organo in bella evidenza, stramberie per moog,
tuoni e rievocazioni del soffio del vento formano
una piccola, disturbata elegia che già
permette di inquadrare in pieno le intenzioni
della band. Una band che nei momenti più
ispirati appare tanto autoritaria nella sua imposizione
da meritarsi l’appellativo autorevole.
Il senso di dispersione e di inadeguatezza viene
espresso sia in un paio di fugaci digressioni
– impossibili definirli anche solo lontanamente
abbozzi – sia in quel piccolo capolavoro
che risponde al nome di “Industry e Snow”,
dalla ritmica sostenuta che viene attraversata
da suoni di campanelli prima che irrompano armoniche
a bocca, basso e batteria. Il senso del brano
passa dunque dal folk, al folk-rock con intenzioni
psichedeliche fino a sfibrarsi in una serie di
borborigmi e rumori siderali che finiscono per
dissolversi nell’attacco di “You Are
the Blood”, ipnotica e fumosa rievocazione
demodé persa tra chitarre surf e fiati
jazzy adattati a un’opera di Lynch; anche
qui la struttura sonora è destinata a una
metamorfosi rumorista, tra boati, sfregare di
ferri e percussioni immotivate, ma lo spettrale
corno torna a farsi sentire e a dominare la scena
prima della fine. In un mondo dominato dal caos
l’unico modo per non farsi assoggettare
è cercare di comprendere il senso più
estremo del caos stesso, e i Castanets sembrano
sinceramente sulla buona strada. Come quando si
abbandonano alla più dolente e lunatica
– nel senso di “ispirata dalla luna”
– delle ballate, quella “No Light
to Be Found” che potrebbe facilmente spalancar
loro le porte del culto. Proprio quel culto e
quella fede mistica che del combo sembra essere
ispiratore: nulla di strettamente religioso, sia
chiaro, almeno non nella lettura che ne faccio
io. Un sentimento profondo, immateriale, un senso
di appartenenza cosmico. Quello stesso senso di
appartenenza che non è arduo ritrovare
nelle note dei Black Forest/Black Sea, dei già
citati Black Heart Procession, di Devendra Banhart,
delle Cocorosie, dei Vetiver, di Christina Carter,
di Smog, di Microphones/Mount Eerie, di Will Oldham.
A volte la struttura musicale si fa troppo palese
e il gioco del cliché diventa difficile
da evitare, come nella pur vibrante “Three
Days, Four Night” o nella pacificante “As
You Do”, ma è un difetto che viene
naturale perdonare sull’istante. Il folk
e il country, generi identitari e reazionari per
eccellenza, vengono dunque riletti e rivoluzionati
all’interno di un discorso autoriale già
fin troppo delineato – e bisognerà
aspettare conferma dal futuro per innalzare il
nome dei Castanets da “promesse” a
“certezze” -. Un bel modo per affrontare
l’autunno e l’inverno, non c’è
che dire…
collegamenti su MusiKàl!
Bonnie Prince Billy - Master
and Everyone
Black Heart Procession - Three
Xiu Xiu - Fabulous
Muscles
Xiu Xiu - A
Promise
Liars - They
Were Wrong, So We Drowned
Black Forest / Black Sea - Forcefields
and Constellations
Black Forest / Black Sea - Intervista
(21-4-2004)
Devendra Banhart - Rejoicing
In The Hands
Devendra Banhart + Cocorosie
- Concerto
all'Alpheus (Roma)
Microphones - Mount
Eerie
Microphones - The
Glow Pt. 2