Una fotografia. Un'immagine fuori fuoco, ma di
intensità straziante. Guardarla riporta
alla mente storie, brandelli di vita che continuano
a far male: una malinconia rabbiosa che non accenna
a placarsi, i rimpianti per tutto ciò che
avrebbe potuto essere.
Ascoltare "Capelli rame", primo disco
ufficiale dei Valentina Dorme dopo dieci anni
di album autoprodotti venduti ai concerti, dà
le stesse sensazioni; non c'è luce, in
queste dodici canzoni, solo le atmosfere immobili
di ricordi brucianti che affiorano.
Poesia elettrica, cuori sanguinanti, chitarre
rumorose e avvolgenti, parole che restano sospese
nell'aria e che sanno di fare male. Lei se n'è
andata, lei non tornerà indietro: "ho
smesso di occuparmi un quarto d'ora al mese di
te" canta dolente in "Tredici",
mentre un violino danza come un corpo in una stanza
vuota; "e dire che avresti un altare/ di
lino e seta/ anche se non ti servirà un
granché/ avresti me/ le mie gelosie intatte"
nella stupenda "Nove nuovi amanti".
Nervi tenuti sotto controllo a stento, sul punto
di esplodere nell'incedere sincopato alla One
Dimensional Man nella inquietante fantasia di
"Una colt" ("avere avuto una colt/
non averla caricata a salve/ aver avuto una colt/
le munizioni necessarie/ a invertire il finale").
L'abisso cupo di un amore che finisce ("la
nostra eclissi/ tra le eclissi/ è la migliore/
perché/ non è affatto parziale"),
il rimpianto che si trasforma in rabbia nella
furiosa coda di "Vanessa".
Le atmosfere di questo "Capelli rame"
non si distendono per nemmeno un momento, e a
lungo andare alcuni episodi sembrano troppo autocompiaciuti
nella voluta ricerca della poesia dark di cui
sono intrisi; ciò non toglie che alcune
canzoni siano davvero di una bellezza straordinaria
(le già citate "Nove nuovi amanti",
"Vanessa" e "Una colt", ma
anche "Prova generale" e "Claudia
Cardinale da giovane"), e livelli poetici
del genere sono ormai rarissimi nel rock d'autore,
a qualsiasi latitudine.
Per chi è rimasto orfano dei Massimo Volume
e di De André,
e per chi continua a credere che possa e debba
esserci poesia nel rock, i Valentina Dorme saranno
davvero una folgorazione. Cupa, triste, dolorosa.
Ma pur sempre una folgorazione.
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