Bisogna
ammettere che la carriera dei Tindersticks sembrava
segnata, destinata verso un inevitabile declino,
con il gruppo prigioniero di un cliché da
cui non si vedeva via di fuga. Questa era l'impressione
che si ricavava ascoltando l'ultimo "Simple Pleasure",
in cui il suono noir e le ballate fumose, sembravano
ormai un puro esercizio di stile. Mancava la sostanza,
mancavano le canzoni e le emozioni da esprimere.
Mentre all'inizio della carriera i Tindersticks
se ne erano usciti come un gruppo di outsider, con
quelle influenze così bizzarre per un gruppo inglese,
l'amore per l'Europa continentale, i locali fumosi,
l'alcool, le sigarette e il caffè, e le canzoni
struggenti. Si citavano Serge Gainsborug, Jacques
Brel, Nick Cave,
Leonard Cohen,
Lou Reed, che apparivano
qua e là tra i solchi di due grandi dischi,
l'esordio omonimo e il secondo, battezzato semplicemente
"Tindersticks [II]", due lavori che conservano anche
oggi tutto il loro fascino. Da lì però sembravano
aver perso la strada. Sembravano essersi affidati
troppo a un suono, a un'immagine. Blazer e sigarette,
d'accordo, ma non canzoni che lasciassero il segno.
Ma come in ogni favola che si rispetti arriva la
redenzione.
Redenzione che viene giusto con "Can Our Love...",
un disco pensato per lunghi anni, dopo aver cambiato
anche casa discografica.
Un disco che inizia proprio come ci si aspetta,
con la consueta ballata lenta e tormentata, "Dying
Slowly". Poi arriva la sorpresa, perché quello
che ha salvato i Tindersticks è il soul. Nient'altro,
proprio il soul. E' così che suona "Can Our
Love..." nei suoi momenti migliori, quando i Tindersticks
riescono a scuotersi di dosso la maniera che li
affligge. Soul elegante e scurissimo, come i Tindersticks
che suonano Marvin Gaye,
lento e avvolgente e intriso fino all'ultima nota
di malinconia. La prima gemma è "People Keep
Coming Around", costruita su un giro di basso pieno
di ritmo, con la voce profondissima di Stuart Staples
fascinosa come non mai, con i fiati che arrivano
nel finale.
E poi "Can Our Love..." e "Don't Ever Get Tired",
ballate avvolgenti certo, ma come "I've Been Loving
You Too Long" di Otis Redding. Così come
in "Sweet Release" c'è un fascino che non
può non venire dalla sua essenza soul.
"Can Our love..." è così, lento e
malinconico, ma anche terribilmente vivo, un disco
suonato finalmente con l'anima. Una prova di coraggio.
1.
Dying slowly
2. People keep comin' around
3. Tricklin'
4. Can our love...
5. Sweet release
6. Don't ever get tired
7. No man in the world
8. Chi li te time