Si può suonare musica allegra e vivace
ma profonda? E' possibile farlo bene, anzi, alla
grande, anche dal vivo? Si può far musica
per far ballare una coppia che, un momento sta
guardando il "Grande Fratello", e un
momento dopo è al concerto e contemporaneamente
accontentare i critici e coloro che sono stanchi
della solita musica?
E' possibile suonare musica latina e mariachi
senza dare l'impressione di sagra di paese? Si
può! Forse non tutti ci riescono ma si
può. Se qualcuno era all'Alcatraz di Milano
il 17 aprile ha in mente un nome preciso, su chi
può farlo: Calexico. "Feast or wire",
il quarto cd della band di Tucson (Arizona) che
nelle classifiche di fine anno sarà nella
prima cinquina di quasi tutti, aveva già
messo sulla buona strada ma il concerto milanese
ha tolto ogni dubbio sulle potenzialità
di questa band. Perché alla fine molti
ricordi saranno incentrati sull'allegria delle
trombe mariachi, sulla voglia di sombrero e sulle
atmosfere di tanti film western che le musiche
del gruppo hanno evocato, ma sarebbe assai riduttivo
pensare che i Calexico sono stati solo questo;
sarebbe come dire che i Radiohead
fanno solo del pop rock.
In realtà, i Calexico hanno usato la musica
tex mex come partenza per portare il pubblico
verso destinazioni diverse, ad iniziare dal jazz
che su "Feast of wire" fa capolino di
tanto in tanto e anche all'Alcatraz ha spezzato
parecchi momenti.
Grande spazio è andato alle canzoni del
recente cd, partendo dall'iniziale "Pepita"
per poi toccare vari altri episodi, avvicinandosi
ora al post rock e ora alle ballate melodiche
alla Neil Young
(la splendida e ironica "Not even Stevie
Nicks..." Steve Nicks è stato cantante
dei Fleetwood Mac nella seconda parte della loro
storia). Neil Young è anche l'autore di
"Ohio" una delle due cover del concerto,
riconoscibile solo dal testo tanto era lontana
dall'originale. Viene da dire che era un'altra
canzone, lunga una decina di minuti, con un riff
elettrico ripetuto quasi fosse un loop, con il
testo in comune. Idem per "Neon golden"
dei Notwist, a sottolineare l'ecletticità
del gruppo. E se i fiati e le chitarre (aiutati
dall'ottima batteria) facevano sempre pensare
ad un'America prossima al Messico, ritmiche e
arrangiamenti spesso portavano verso il country
e addirittura verso la dance.
Due ore di musica che poteva andare avanti tutta
la notte e una grande prova d'artista per questo
gruppo, che deve ormai essere considerato una
delle realtà più concrete ed interessanti
degli ultimi anni.
C'era anche Vinicio
Capossela, gironzolante tra il pubblico; se
qualcuno ha dei dubbi chieda a lui.
collegamenti su MusiKàl!
Calexico - Concerto
al Vox Club (Nonantola)
Calexico - Hot Rail
Neil Young - le
recesioni
Notwist - Neon
Golden