Per
una volta tanto non si parla solo di influenze della
musica inglese o americana. O meglio, se qualcosa
si trova di anglosassone o americano in questo album,
è tutto riscritto sotto una luce differente,
da una prospettiva profondamente europea. E infatti
la principale influenza degli Elle, all'esordio
su Urtovox, è rappresentata dal Belgio e
dai dEUS in particolare,
soprattutto quelli corruschi e infiammati di "Worst
Case Scenario", in cui confluivano Tom
Waits e i Velvet Underground,
ma rivisti sotto una nuova prospettiva. Volendo,
si potrebbero aggiungere i nostri Afterhours,
quelli più tesi ed ispirati di "Hai
Paura del buio?", per completare il quadro.
Gli Elle poi aggiungono molto di loro, costruendo
brani davvero interessanti e convincenti.
L'atmosfera è notturna, buia, come in
un film giallo, merito anche della produzione
di Jeff Turner dei New Wet Kojak. E' così
in due tra gli episodi fondamentali del disco,
"Sotto l'hotel Eden" e "Noir, la
gare", fascinosi blues urbani che aprono
il disco, chitarre che si fanno spigolose e testi
surreali e evocativi. E le stesse immagini fumose
vengono alla mente in "Bruciamo ciò
che resta", un incrocio tra jazz sporco e
Tom Waits. Dopo arrivano le sferzate di "Nel
peggiore dei casi" e "Settantasei",
melodia che esplode su chitarre ruvide con la
mente rivolta a "Suds&Soda" dei
dEUS.
Ma "Bruciamo ciò che resta"
possiede diverse facce. Innanzitutto sfocia in
momenti pressoché acustici. Prima "Blues",
un piccolo racconto di inquietudine, e poi "Folk
n°5", una canzone pop semplice e perfetta.
E poi il lato più morbido del lavoro, fatto
di ballate sognanti, "Maria" innanzitutto
e il dolcissimo congedo di "Stai". Tutti
ingredienti di questo disco che ci regala un gruppo
su cui contare.
1.
Sotto l?hotel Eden
2. Noir, la gare
3. Nel peggiore dei casi
4. Amsterdam zoo
5. Blues
6. Settantasei
7. Folk n°5
8. In tutti i suoni ciechi
9. Bruciamo ciò che resta
10. Maria
11. Più spari a me più muori tu
12. Stai