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BOB DYLAN
Bringing It All Back Home (Columbia, 1965)
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recensione di Raffaele Meale scrivi un'email


Nel momento di maggior fulgore della sua creatività, ormai già simbolo di una generazione in lotta, dei fratelli maggiori di quei ragazzi che solo tre anni dopo metteranno a ferro e fuoco il quartiere latino a Parigi, Bob Dylan elabora e porta a termine quello che forse può essere considerato il suo capolavoro - insieme a "Blonde on Blonde" dell'anno successivo -. In un Greenwich Village ormai patria del folk, in un panorama musicale che cerca ogni secondo che passa di sfornare un nuovo menestrello, Dylan ribadisce la sua unicità e la sua originalità.

L'attacco di "Subterranean Homesick Blues" è inaspettato e travolgente, swing mischiato ad un rock classico trascinante, con la solita armonica a bocca di supporto. Il cantautore, con i suoi giochi di parole (avete mai letto "Tarantula"?), parla della società americana con un divertito sarcasmo, irresistibile, mette alla berlina i difensori del pudore e della legalità, ma anche la stupidità degli intellettuali dell'East River. Dopotutto Dylan è il portavoce della massa, novello Joe Hill, non certo dell'intellighenzia. "She Belongs to me" è una canzone d'amore splendidamente accompagnata dalla batteria ("She's an hypnotist collector, you are a walking antique"), mentre in "Maggie's Farm" si torna ad odiare il padronato, gli ordini, gli obblighi che la società cerca di imporre. La rabbia di Dylan è genuina e pervade l'aria di elettricità.

Nuovo brano d'amore nell'inimitabile "Love Minus Zero/No Limit", vera gemma nascosta di un'iperproduzione. La musica è splendida, il testo è forse il più bello che una canzone d'amore abbia mai proposto ("My love she speaks like silence, without ideals or violence"). "Outlaw Blues" e "On the Road Again" sono due blues ispirati dal Be Bop tanto caro a Jack Kerouac e ai compagni della beat generation, e non aggiungono nulla al valore dell'opera artistica di Dylan; fungono invece da spartiacque. Nella prima parte rimangono infatti i brani più spinti, più vicini al rock che irromperà presto "come una pietra che rotola", mentre nella seconda stanno per arrivare cinque indimenticabili brani folk. Il menestrello ha cambiato faccia, sì, ma non anima!

L'attacco è dato dalla visionaria "Bob Dylan's 115TH Dream", dove l'ascoltatore entra nei meandri della mente del menestrello e cerca di decodificarne segni incomprensibili eppure pieni di significati, come nell'ironico finale in cui Dylan, incontrando sul molo di New York le tre caravelle di Cristoforo Colombo, non riesce a far altro se non augurargli "Good Luck"; seguita a ruota dal capolavoro dell'album, forse la canzone più bella di Dylan, "Mr. Tambourine Man", dove parlando di un semplice spacciatore, vengono condensati tutti i sogni e le ansie di una generazione, che cerca una via di fuga artificiale ad un mondo che ha rinunciato a combattere e che desidera ormai soltanto dimenticare ("With all memory and fate driven deep beneath the waves/ let me forget about today until tomorrow").

Chiudono l'album, come ipotetico trio, "Gates of Eden", ennesima critica al mondo e al modo di vivere borghese, "It's Alright, Ma (I'm only bleeding)", dove viene descritto il dolore come filosofia e si ricerca un nichilismo intriso di malinconia e dolcezza (la canzone è una delle pietre portanti della colonna sonora di "Easy Rider" di Dennis Hopper) e la dolce canzone d'amore "It's all over now, Baby Blue" dove si parla della crisi di coppia e della delusione. Un album praticamente perfetto, dove ogni tassello trova la sua giusta collocazione e dove viene divisa perfettamente la parte elettrica (l'ironia, il gioco di parole, l'amore allegro) da quella acustica (la malinconia, il dolore, l'amore sfuggito). Una pietra miliare.

Recensioni collegate:
Bob Dylan - Discografia e recensioni su MusiKàl!



10 febbraio 2002


Track list:


1. Subterranean Homesick Blues
2. She Belongs to Me
3. Maggie's Farm
4. Love Minus Zero/No Limit
5. Outlaw Blues
6. On the Road Again
7. Bob Dylan's 115th Dream
8. Mr. Tambourine Man
9. Gates of Eden
10. It's Alright Ma (I'm only bleeding)
11. It's all over now, Baby Blue




I commenti
 
cesare65
6 agosto 2002
Caro Faith, non devi scusarti per essere troppo imparziale, questo album, che è il primo della "trilogia elettrica", il caro Bob, che mi permetto di giudicare il più importante musicista contemporaneo, ha dato una svolta epocale non solo alla sua musica, ma a tutta la musica, altro che Elvis!! O forse Elvis ha scritto "Subterranean homesick blues"? Credo che nessuno, nemmeno i Beatles nè i Rolling Stones siano stati così importanti per l'evoluzione della musica rock.


Faith
30 luglio 2002
Questo album parla da solo...manefestazione dell'eclettismo di
Dylan...Dolce, aggressivo, innovativo, travolgente, malinconico e
divertente...Subterranean In Homesick Blues (per la quale è stato anche
fatto il primo video clip della storia della musica) è assolutamente
impossibile resistere al ritmo travolgente... Con Maggie's farm fa tremare i
puristi dylaniani, e non solo...(stupenda la versione live di Hard Rain dove
ironizza su un accordo sbagliato); love minus zero è dolcissima, ed anche la
voce camaleontica del mito si trasmorma ed è più calda; Mr Tambourine man
non ha bisogno di commenti, è Dylan torna alle origini; che dire della
splendida ballata Gates of Eden...tuute canzoni degne di nota, e son troppo
limitata per dar loro il giusto valore e commento, qualsiasi aggettivo
sminuisce si tanta grandezza. Un album che tutti gli amanti della musica
dovrebbero avere, imprescindibile!!! Si lo so...sono molto imparzia


r.z
. 29 giugno 2002
stupefacente.chi nn ha mai ascoltato questo album lo faccia presto
altrimenti la sua vita non avra' senso


Marco
25 giugno 2002
Viene da chiedersi come faccia Bob a avere un'ispirazione oltre
ogni confine....la risposta sta soffiando nel vento


zimmerman 27 febbraio 2002
epico!insieme a haighway 66 rivisited blonde on blonde e blood on the traks direi uno dei massimi momenti della storia della musica

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