Ogni disco dei Pavement
segna un piccolo cambio di rotta rispetto al precedente.
In "Brighten the Corners" questa sterzata
risulta soltanto più evidente. Non a caso
è il primo disco in cui i Pavement si rivolgono
ad un produttore esterno e non a caso scelgono
Mitch Easter noto per avere lavorato sui primi
due dischi dei R.E.M.. Il risultato è,
come ci si potrebbe aspettare, un album che sposta
in modo deciso l'attenzione sulle canzoni.
I dodici brani che costituiscono "Brighten
the Corners" mostrano più concisione
e sobrietà, come avvolti in un'atmosfera
di leggerezza e semplicità. I suoni si
fanno più asciutti e si avverte uno stacco
netto rispetto ai continui cambi di rotta di "Wowee
Zowee", tanto che i punti di riferimento
più prossimi paiono i Velvet Underground
lievi del terzo disco e appunto i primi lavori
dei R.E.M.. Tuttavia, anche con questi cambiamenti,
il marchio dei Pavement resta inconfondibile su
ogni singola traccia del disco, il loro approccio
sghembo e ironico alla musica rimane intatto.
Così ecco che una ballata quasi fatata,
"Tansport is Arrenged", giusto a metà
sembra prendere un'altra direzione e incamminarsi
lungo un intermezzo chitarristico, salvo poi ritrovare
la direzione smarrita.
Non mancano del resto i consueti strappi, come
"Stereo", con la sua andatura sbilenca
e quell'aria pop irresistibile, o come una delizia
di impasti vocali intitolata "We Are UnderUsed".
O ancora come "Embassy Row" che inizia
come una filastrocca e si tramuta in una sfuriata
che sa tanto di new wave.
Affiora però rispetto al passato un tono
più raccolto, in qualche caso più
malinconico. In una ballata deliziosa dalle tinte
tenui come "Type Slowly" i Pavement
mostrano un vena misurata finora nascosta. Lo
stesso clima che si avverte in "Tansport
is Arrenged", nell'incedere lento di "Fin"
o in quelle alternanze tra silenzio e musica di
"Starlings on the Slipstream".
E poi arrivano quelle canzoni che difficilmente
si cancellano dalla memoria. La deliziosa linea
melodica di "Shady Lane", i suoi cambi
di ritmo e quella sottile vena di follia che corre
lungo i suoi quattro minuti, l'assalto di armonie
di "Date with Ikea", tra Big Star e
Guided By Voices.
Insomma nel quarto disco i Pavement smorzano
gli angoli e le asperità e mettono in luce
grandi canzoni.
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