Senza ombra di dubbio, "Brave new world" rappresenta quel sogno
proibito che molti fans dei Maiden hanno sempre sperato di vedere
realizzato, a partire dalla line up che ha dato vita e forma
a questo pregevole lavoro. Questo album infatti vede l'importante
ritorno di due membri storici che hanno segnato i momenti d'oro
di questo gruppo: il transfuga Bruce Dickinson e soprattutto
Adrian Smith, figliol prodigo assente dalla band da più
di dieci anni. Ma per chi pensasse che la presenza di Smith
o di Dickinson nei Maiden sia un po' come il ritorno del Trap
nella Juve degli anni '90, troverà secche smentite.
"Brave new world" è veramente un buon album. Nessuno spazio
concesso a rockettini orecchiabili che tanto hanno caratterizzato
la più recente produzione dei Maiden, o lentoni tirabaci
alla Metallica. Finalmente si torna alle vecchie cavalcate
in pieno stile Maiden, in cui il basso di Harris (cosa
insolita, autore di un solo brano) tuona inesorabilmente
su tutte le dieci lunghe tracce che danno corpo a questo
disco, mentre le tre (!) chitarre si incrociano in un
turbinio di riff tanto incisivi quanto ripetitivi e a
volte scontati. I pezzi più ispirati sembrano provenire
proprio dalla chitarra di Adrian Smith e del redivivo
Murray, mai così prolifico, che con pezzi come "The wicker
man", "The fallen angel", "The thin line between love
and hate" sembrano far rivivere gli antichi fasti della
"New Wave Of British Heavy Metal". L'anima più rockettara
e "easy listening" è affidata ai brani di Janick Gers.
Chi ama i Maiden di "Piece of mind" o "Powerslave" non
potrà certo rimanere deluso da questo nuovo lavoro, che
pare trovare ispirazione proprio in ciò che questa band
sa fare meglio: un onesto e deciso "classic metal". "Brave
new world" contiene anche delle azzardate e fortunatamente
brevi incursioni dei Maiden in territori da essi ancora
inesplorati come il "prog metal"; canzoni come "Blood
Brothers" sono l'infelice incontro tra gli Stratovarius
e Rondò Veneziano. Dunque non aspettiamoci grandi rivoluzioni;
sfortunatamente questo è un genere pieno di cliché quanto
un libro della Tamaro, ma dischi come questo trovano la
giusta dignità nella discoteca di ogni metal kid (ma si
chiamano ancora così?).
8
settembre 2000
Track
list:
1.
The Wicker Man
2. Ghost Of The Navigator
3. Brave New World
4. Blood Brothers
5. The Mercenary
6. Dream Of Mirrors
7. The Fallen Angel
8. The Nomad
9. Out Of The Silent Planet
10. The Thin Line Between Love And Hate