Il terzo lavoro in studio di Belle
And Sebastian è quello che li lancerà
definitivamente sul mercato internazionale. La
band scozzese, che più di tutte influenzerà
il movimento "New acoustic" recentemente
assurto agli onori delle cronache, irrompe da
subito con due ballate meravigliose, "It
could have been a brilliant career" e la
ritmata e avvolgente "Sleep the Clock around",
che immediatamente rimandano a nomi e volti lontani,
ricordando le soffici sinfonie rock dei Velvet
Underground e le delicatezze cantautoriali di
Donovan.
Compreso lo spirito musicale dell'orchestrina
scozzese (otto elementi, ben al di sopra della
media), si può finalmente sprofondare nell'armonia
e lasciarsi cullare da queste tenere ninnananne,
calde, pacificanti, in possesso della chiave misteriosa
della calma. Le melodie vellutate compongono un
muro incredibilmente compatto, capace di trattenere
al suo interno un mondo meraviglioso e suadente,
come esemplificato da "Is it Wicked not to
Care?".
Impossibile non notare nell'album anche altre
influenze: un senso della melodia innato ma sicuramente
derivato dall'incredibile scena pop anglosassone
degli anni '60, dominata dai mitici Beatles,
le cui sonorità a volte ritornano alla
mente (soprattutto le celebri ballate di McCartney),
un intimismo a volte simile a quello del genio
scomparso (ahimé) di Nick
Drake, fraseggi non dissimili a quelli che
resero celebri Simon & Garfunkel, fino ad
arrivare alla scena contemporanea, dove l'esempio
più semplice da portare è quello
dei Radiohead,
altra band celebre (agli esordi) per le sue ballate,
altra band affascinata (soprattutto agli esordi)
dai Velvet Underground.
Ma i Belle and Sebastian sono facilmente riconoscibili,
con il loro pianoforte, le chitarre acustiche,
le due voci sempre pronte a dividersi i compiti,
e sempre pronte a spargere dolcezza e tepore.
E pronte a costruire almeno due capolavori: l'incalzante
"Dirty Dream Number 2", che ricorda
tanto pop anni '60 e soprattutto la splendida
"The Boy With the Arab Strap", miracoloso
incrocio tra alcune ballate di Bob Dylan e gruppi
da classifica come The Temptations e le Vandellas
di Martha Reeves. Album decisamente ottimo, forse
il migliore dei Belle and Sebastian.
E pensare che tutto nasce da un cane mieloso
e un bambino odioso in cammino sui Pirenei...
ma ve li immaginate voi questi otto ragazzi che
salgono su un palco e attaccano, in tutta tranquillità
un "Canta con noi, siiii!!! Meglio che puoi,
siiii!!! Canta insieme a noi, viva viva i nostri
eroi, sono Belle e Sébastien"? Bè,
oddio...
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