Di recente mi è capitato di rivedere un
vecchio film, “I Guerrieri della Notte”
di Walter Hill: un film grossolano e sopra le
righe, spesso ingenuo nel dipingere la città/jungla
d'asfalto contesa da pittoresche e improbabili
gang di selvaggi metropolitani. Eppure resta un
film suggestivo, efficace nel colpire l'immaginazione:
perché, credo, io volevo veramente
credere che le grandi città americane fossero
percorse dalle gesta di sgangherati samurai senza
padrone e senza etica; perché un film come
quello non aveva paura di costruire una mitologia
sul proprio materiale d'accatto, di soprassedere
sui dettagli e le sfumature per farsi canto di
gesta epiche (prerogativa di un grande, incosciente
film “di serie B”).
Davanti al terzo album dei Thermals mi sono
posto interrogativi simili: come fa una punk band
a uscire, oggi, con un concept album che vuole
essere una metafora dell'America odierna e dei
suoi lati oscuri? L' operazione è quantomeno
da incoscienti. Fatto sta che questo “The
Body The Blood The Machine” è un
film on-the-road (poteva essere altrimenti?) sulla
fuga tragica di due poveri diavoli in una nazione
americana schiacciata sotto il tacco di una dittatura
di ispirazione cristiana fondamentalista. Siamo
insomma dalle parti di una versione stracciona
di “1984” di Orwell, un pasticcio
massimalista e irresponsabile che non teme né
gli eccessi retorici né le ipersemplificazioni.
Ed è proprio per questo che funziona
tutto a meraviglia, che tutto brilla di una immacolata
luce di ingenuità e passione. I Thermals
fanno quello che oggi in pochi hanno il coraggio
e la sconsideratezza di fare: mettono insieme
una narrazione epica, vogliono farsi portavoce
dello scazzo e della voglia di esserci di un popolo,
di una generazione. Quale generazione, ora che
anche la X è roba del passato? Quale popolo,
nell'America delle mille contraddizioni? Non so
se i Thermals si siano fatti queste domande: ma
il senso della loro musica non sta nel cercare
le risposte, ma nell'energia che riescono a creare.
Un'energia immaginativa che è sicuramente
infantile, ma proprio per questo fermamente decisa
a dare ordine al mondo intero, anche dove la ragione
si ferma a fare il conto delle complicazioni.
Menestrelli elettrici di un popolo e un'etica
punk, i Thermals trasformano il suono punk in
folk: i semplici e potenti riff, i lunghi feedback
sono riconoscibili e codificati come i giri di
armonica e chitarra dei vecchi cantastorie. Non
c'è nulla di sperimentale, di azzardato,
perché il suono è la loro bandiera,
la loro uniforme di Don Chisciotte straccioni.
Anche per questo, probabilmente tra qualche anno
non saremo qua a dire che “The Body The
Blood The Machine” sta all'era Bush come
“Daydream Nation”
stava all'era Reagan; io però mi godo il
film. Gli effetti speciali sono fatti in casa,
gli attori recitano fuori registro, la storia
è tagliata con il coltello, e io ne vado
pazzo. Questo album è il B-movie dell'anno.
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