Certo che non dev’essere facile essere
Bob Mould. Immaginate uno che ogni giorno si sveglia
e ripensa al fatto che vent’anni fa scriveva
capitoli di storia con gli Hüsker Dü.
“These Important Years” è un’eredità
con cui è meglio non scherzare. Per certi
versi però, è comunque apprezzabile
il tentativo del Nostro di rimettersi in gioco
dopo tutto questo tempo, dopo un’accolita
di album per lo più mediocri e con un passato
ingombrante come i suoceri a Natale.
Poi invece, dopo la lacrimuccia nostalgica e
i buoni sentimenti, arriva il momento della musica
ed è lì che si comincia a soffrire.
Il disco è semplicemente una merda: canzoni
sciatte e assolutamente prive di ispirazione sporcate
da orrendi campionamenti synth-pop, da assurdi
riverberi artificiali (e noi idioti che ancora
ci sogniamo di notte la chitarra scintillante
di “Warehouse: Songs And Stories”),
da arrangiamenti plasticosamente elettronici che
rimandano ad un immaginario e terribile incontro
col Boosta nazionale e – per concludere
un bellezza – un imbarazzantissimo vocoder.
Avete capito bene. Il vocoder. Dico, ma siamo
scemi? Negli anni ’80 tre sfigati di Minneapolis
hanno ridato vita al punk (chiamatelo come cazzo
volete, parlo di quella roba lì) e ora
il cantante se ne esce con la voce alla Cher?
Queste sono cose che fanno male al cuore.
E sì che da amante degli Hüskers
ho provato a salvare il salvabile: come l’iniziale
“Circles” – posta furbescamente
in apertura – pezzo di impatto e intuizione
notevoli, la tradizionale “Underneath Days”
o l’abrasiva ed efficace “Best Thing”
(canzone che ti fa credere di essere tornato agli
anni d’oro tanto da ammettere che un certo
brividino è scattato). Ma quando dall’altra
parte della bilancia abbiamo delle tamarrate della
risma di “Always Tomorrow” e “(Shine
Your) Light Love Hope” non c’è
dubbio su quale peso sia il maggiore. È
difficile passare indenni attraverso musiche che
saremmo più abituati a sentire suonate
da un Marc Almond o – facendo i buoni –
dai New Order, ma è ancora più duro
constatare che quello che manca in “Body
Of Song” sono soprattutto l’ispirazione,
le canzoni e la rabbia. Gli elementi che avevano
reso Bob Mould qualcuno di speciale, uno dei nostri.
Uno che purtroppo ora non c’è più.
collegamenti su MusiKàl!
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New Order - Waiting
For The Sirens' Call
Subsonica - la Kalporzgrafia