Un personaggio come Bob
Dylan, che sta alla musica rock almeno quanto
Dante Alighieri sta alla letteratura italiana,
non può non essere avvicinato almeno una
volta nella vita. Ed è per questo che non
mi sono lasciato perdere l’occasione di
vederlo, sentirlo e gustarmelo, preparandomi con
un entusiasmo che conta davvero pochi eguali.
Premiati dopo un’attesa estenuante durata
più di due ore per poter ottenere un buon
posto, che in effetti si rivelerà tale
essendo la distanza tra me e il palco di davvero
pochi metri, i fans e tutto il Filaforum fremono
all’inverosimile nell’attesa di vedere
un idolo per almeno tre o quattro generazioni.
Alle 21, si abbassano le luci, una voce preregistrata
annuncia alla platea l’ingresso della star
accompagnata dalla sua band. Il boato accoglie
le note dello scatenato rock-blues di "To
Be Alone With You", brano con cui Bob apre
quasi tutti i concerti di questa sua tournèe
europea.
Ci vuol poco per far entrare l’adrenalina
in corpo ai presenti per poi scuoterla nel brivido
della struggente "It’s All Over Now
Baby Blue". Bob, al contrario di quanto ci
si può aspettare non è al centro
del palco con la sua chitarra ma bensì
spostato di lato, di profilo rispetto al pubblico,
dove pesta come una matto la tastiera del suo
piano elettrico restando però in piedi
per tutto lo spettacolo. Se c’è una
cosa di cui si può dubitare andando a vedere
Dylan nel 2003 è il fatto di non poter
assistere ad una gran prova canora. Ma nonostante
l’inevitabile raucedine che caratterizza
la voce di Bob ormai da diversi anni non si può
che rimanere impressionati dalla comunque grande
maestria del menestrello nel modulare i toni e
riuscire ancora a colpire dritto al cuore.
Se un mio primo dubbio viene presto fugato, non
tarda nemmeno ad esserlo il mio secondo che riguarda
la band che sostiene il nostro. Sia la sezione
ritmica potente e precisa (formata dallo storico
Tony Garnier al basso e George Receli alla batteria),
che il duo chitarristico formato da Freddie Koella
e Larry Campbell (dal look vagamente zappiano)
forniscono un supporto ergregio a Bob che si “limita”
al ruolo di direttore d’orchestra. E’
sotto gli occhi di tutti la maestria della band
nei riarrangiamenti che spesso rendono irriconoscibili
i pezzi e li caricano di energia trascinante,
come non potrebbero avere su disco.
E’ nota l’imprevedibilità
di Dylan nella scelta delle scalette da una sera
all’altra; e anche a Milano, pur mantenendo
parecchi standard, offre varie modifiche al set
della sera precedente a Roma, proponendo un’incredibile
versione acustica al piano e chitarre dell’immortale
"Desolation Row" a cui sorridono e gioiscono
sorpresi i fans. Per poi non parlare del tagliente
blues di "Things Have Changed", pezzo
che ha fruttato a Dylan pure un Premio Oscar;
Oscar che Bob ha ben pensato di portare con sè
tenendolo appoggiato sul tavolino dietro il suo
piano assieme alle mitiche armoniche a bocca.
I saccheggi più ampi sono dal mitico album
del ’65, quello della prima svolta elettrica,
"Bringing It
All Back Home", ma pure dall’ultimo
"Love and Theft".
Proprio i pezzi tratti dal lavoro del 2001 sono
quelli che sorprendono di più con una "Tweedle
Dee & Tweedle Dum" che esalta la ritmica
e potentissima batteria di Receli; una "Honest
With Me" che parte si già ben ritmata
ma finisce con un andazzo incredibilmente indiavolato;
"Summer Days" vera estasi per la chitarra
blues di Koella che sfodera una gran tecnica sotto
quell’aspetto da omino qualunque in completo
e cappello grigio. La resa live del disco in questione
ha certamente appagato gli scettici (come il sottoscritto).
Bellissime e struggenti anche le melodiche ballate
di "Every Grain Of Sand" e "Lonsome
Death Of Hattie Carroll"; devastante "Dignity"
col sovrapporsi di assoli dei chitarristi.
Si chiude con i bis, rodati durante tutta la
tournée "Cat’s In The Well",
"Like A Rolling Stone" (cantata a squarciagola
da tutto il pubblico presente) e "All Along
The Watchtower" a ribadire che il rock d’autore
è vivo e vegeto, soprattutto quando ad
interpretarlo è il suo padre fondatore.
In conclusione da segnalare il divertimento di
Dylan (che durante una canzone abbozza pure una
risata) e della band, e quella finta noncuranza
che Bob sembra avere per il suo pubblico, che
degna di appena qualche sguardo. Solo alla fine
non può sottrarsi all’ovazione che
lo chiama a spostarsi al centro del palco con
quel suo passo incerto da cowboy, per ricevere
un lunghissimo e meritato applauso.
Scaletta
1.To Be Alone With You
2.It's All Over Now, Baby Blue (acoustic)
3.Cry A While
4.Desolation Row (acoustic)
5.It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding) (acoustic)
6.Boots Of Spanish Leather (acoustic)
7.Things Have Changed
8.Dignity
9.The Lonesome Death Of Hattie Carroll (acoustic)
10.Tweedle Dee & Tweedle Dum
11.Mr. Tambourine Man (acoustic)
12.Honest With Me
13.Every Grain Of Sand
14.Summer Days
(encore)
15.Cat's In The Well
16.Like A Rolling Stone
17.All Along The Watchtower
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