Abituati a stupire sin dagli esordi, i Fiery
Furnaces amano percorrere quel filo che separa
la genialità dalla kitscherie. Solo tre
anni sono passati dall'esordio "Gallowsbird's
Bark", ma i due fratelli Friedberger hanno fatto
passi da gigante, muovendosi all'interno dell'universo
Pop con un eclettismo che non li ha certo salvati
da certe cadute di stile. Cadute che se da un
lato sono simbolo di una sfrenata ambizione e
ricerca musicale, dall'altro risultano insulsaggini
fini a loro stesse. Esempio? "Blueberry Boat"
- opera seconda - aveva delle aperture melodiche
che lasciavano a bocca aperta, ma erano inserite
in un contesto che alzava paurosamente il tiro
rispetto all'esordio. Ne risultava un disco che,
tra cambi di tempo e volontà di stupire a tutti
i costi, comunicava meno di quanto era effettivamente
in grado. Non basta? "Rehearsing My Choir", pastrocchio
che può essere salvato solo grazie al buon cuore
di non demolire un'opera suonata con e per la
nonna dei fratellini, cantante lirica. Insomma,
più ombre che luci, nella giovane ma stupefacente
carriera degli americani. Ombre che sembrano finalmente
svanire in "Bitter Tea", quinto - se consideriamo
"EP" - lavoro e quinta stupefacente crisalide.
Ambizioso quadro espressionista di 72 minuti
in cui Matt & Eleonor - più Matt che Eleonor a
dire il vero - concepiscono una canzone pasticciata
e meticciata dove i confini dell'avanguardia,
della tradizione e del futurismo (leggi alla voce
Stereolab) si fondono in una nuova forma di affascinante
musicalità totale. L'ambizione è altissima, bilanciata
però da una sempre più grande padronanza degli
strumenti e dei propri obiettivi. Ovviamente anche
qui qualcosa di troppo c'è. Per esempio si eccede
nell'effetto della voce all'incontrario le stratificazioni
strumentali si dilungano più del previsto, rischiando
di girare un po' attorno al nulla. Ma è il rovescio
della medaglia: quando si ha un'idea alta,
da raggiungere ad ogni costo, è normale lasciare
delle tracce. Soprattutto quando la creatività
è una fiumana che investe tutto, sotto ogni forma
ed aspetto. Camuffando la canzone in cabaret,
teatro, pantomima, parodia di canzone. E nonostante
tutto questo possa sembrare cervellotico, lontano
ed astruso, si lasci il giudizio ultimo alle orecchie.
Nonostante la sua natura intellettuale, "Bitter
Tea" è quanto di meglio si possa ascoltare di
questi giorni in materia Pop. E sotto certi versi
qui, qualcosa di nuovo, finalmente, c'è.
collegamenti su MusiKàl!
Stereolab - Intervista
(20-11-2001)