E
alla fine Miles Davis si decise ad attaccare la
spina... Anticipato da lavori come “Filles de Kilimanjaro”
e “In a Silent Way”, “Bitches Brew” portò definitivamente
a compimento quella “svolta elettrica” che da tempo
era nell’aria. E allora: imponente e ridondante
stuolo di musicisti (basti dire: tre batteristi
più un percussionista!), sovraincisioni spudorate
(orrore per gli amanti del jazz) e ritmi sicuramente
più “digeribili” a chi fino ad allora aveva sempre
e solo ascoltato rock.
Un disco brutto, che ha fatto perdere l’identità
a quello che è forse stato il più creativo genere
musicale del novecento, svendendolo di fatto a quel
rock così “facile”?. Ma no, tutt’altro! Proviamo
a ragionare al di fiori di schemi prefissati: “Bitches
Brew” è in assoluto uno dei più bei dischi di musica
(intendendo con questo termine l’assenza di testi
e di canto) mai fatti, veramente fra i più grandi
del novecento.
Un lavoro di rottura, fortemente rivoluzionario
come ai tempi lo fu la “Saga della Primavera di
Stravinsky”. Manca, è vero, la bellezza del timbro
strumentale acustico, ma non si può non rimanere
affascinati da questi impasti strumentali e, soprattutto,
dalla tromba di Davis che, pur non essendo più quella
di "Kind of Blue”, risulta sempre personalissima,
pronta a “distillare” rade ed incisive note.
Inutile parlare della band (bastino i nomi di Shorter
al sax, Dejonette alla batteria e Chick Corea al
piano), mentre una menzione d’onore la merita la
confezione della recente versione rimasterizzata,
dotata di un bel libretto, curata sonicamente e
arricchita da un brano inedito.
Se “Bitches Brew” vi piacerà, non potrete dire di
apprezzare il jazz, ma potrete sicuramente, a mio
modesto parere, dire di apprezzare la grande musica.
Disc 2
- Spanish Key
- John McLaughlin
- Miles Runs The Voodoo Down
- Sanctuary
- Feio
I
commenti
Michele 00 15 aprile 2002
Per
raggiungere la perfezione alla chitarra avrebbe
dovuto suonare
Jimi Hendrix. Ma a volte le cose imperfette
sono più belle di quelle
perfette perchè permettono più
chiavi di lettura. Forse questo disco ne è
un
esempio.
marcello 2 settembre 2001
Semplicemente
monumentale...africa e panafricanesimo...hendrix
virato in tromba, riesce ad essere un monumento
persino quando lo remixano...
Un grazie immenso a Teo Macero.
gio 27 novembre 2000
é
un disco eccezionale che ha in un certo modo
cambiato il mio modo di ascoltare e giudicare
la musica e, penso, ha influenzato numerosi
artisti e generi contemporanei anche abbastanza
distanti dal jazz (house hip hop...)penso
che si capisca il mio entusiasmo per quest'album