In
uno scenario rock inflazionato da ragazzini saltellanti
che maneggiano chitarre troppo distorte per rendersi
conto di ciò che fanno, i Cult si riconquistano
a pieno titolo uno spazio importante. "Beyond
Good & Evil" è un disco potente,
energico, pieno di quel "British Hard Rock"
che una decina d'anni fa aveva trovato una felice
incarnazione in quel piccolo capolavoro che era
"Electric".
Le danze si aprono con "War (The Process)",
brano che non cerca compromessi né con la
scena metal attuale, né con un'eventuale
"passabilità" radiofonica; una
canzone costruita su solidi riff colorati da imponenti
chitarre. A dire il vero, il passaggio con la canzone
successiva, "The Saint", è alquanto
indolore, in quanto è quasi impercettibile
la differenza tra i due brani.
Effettivamente il disco in generale si compone di
brani praticamente monocordi, puri muri di suoni
in cui le chitarre spadroneggiano e in cui il basso
assume una prepotenza sconosciuta nei precedenti
lavori dei Cult, ma ormai un "must" nel
metal moderno. Chi fa la differenza è probabilmente
il vecchio Ian Astbury; proprio la mente e la voce
dei Cult impedisce a brani come "Take The Power"
di assomigliare a uno scimmiottamento dei Rage
Against The Machine. Intendiamoci: non di sola
voce si tratta. Le canzoni dei Cult hanno un marchio
di fabbrica inconfondibile, quel "tiro"
incredibile di batteria che, se ascoltato in auto,
può provocare una pericolosa esaltazione.
Il ritmo "steady" di canzoni come "Rise"
o "American Gothic" invita inevitabilmente
al salto, non facendo rimpiangere più di
tanto i tempi d'oro di "Here Comes The Rain".
"Beyond Good & Evil" concede anche
brevi e tonificanti momenti di pausa, con brani
come "Nico", delicata ballata elettrica
offerta in omaggio all'indimenticabile fata dei
Velvet Underground, o "True
Believers", buona canzone eppur solcata da
chitarre "sviolinate" che fanno ricordare
i peggiori Aerosmith.
Può sembrare troppo facile e scontato l'assioma
secondo cui chi è venuto prima ha da insegnare
a chi viene dopo; eppure, nel caso dei Cult, pare
che qualcuno abbia congelato l'ispirazione di Astbury
e soci per poi farla rinvenire in un panorama metal
gonfio di cliché fiacchi ancor prima di nascere.
1.
War (The Process)
2. The Saint
3. Rise
4. Take The Power
5. Breathe
6. Nico
7. American Gothic
8. Ashes And Ghosts
9. Shape The Sky
10. Speed Of Light
11. True Believers
12. My Bridges Burn
I
commenti
23rd dream 23 luglio 2003
Io
sono un fan da 15 anni..il disco non mi ha
entusiasmato, a parte American Gothic e Breathe(splendida)
in cui si riconosce ancora l'ispirazione dei
primi lavori e di brani sparsi da Sonic Temple
a The Cult...in ogni caso Ian Astbury è
l'unico e legittimo erede di Jim Morrison
e la chitarra di Billy Duffy gli fa da perfetto
contraltare.
roscia 11 agosto 2002
'Sto
ciddì non è una bomba...DI PIU'!!!
Dalla prima all'ultima traccia zero cadute
di tono, deh m'ha lasciata senza fiatooooooooo
CIAO A TODOSS
max 6 luglio 2001
Li
conosco solo perchè dietro i tamburi
è tornato il re delle bacchette....
Mr. matt sorum...l'ex batterista dei mitici
guns n roses!!