La prima cosa che colpisce l'attenzione guardando
il palco è una sedia. Semplice, coperta
da una specie di poncho, fa venire in mente un
trono. Il paragone tiene: quando Ben Harper compare
davanti al pubblico ha davvero qualcosa di regale.
La serietà, la passione, la maestosa semplicità
con cui suona - è facile avvertire queste
sfumature quando si assiste a una sua esibizione
live.
La cornice del concerto, il Fiesta all'ippodromo
delle Capannelle, è abbastanza bizzarra
- qualcosa a metà tra un luna park e la
Sagra della Banana di Macondo; ma quando la band
sale sul palco l'atmosfera cambia radicalmente.
L'ovazione al suo ingresso non si è ancora
spenta che Ben attacca subito, serio e accigliato,
con una "Oppression" acustica che sfuma
in un'applauditissima "Get Up, Stand Up",
e poi "Burn One Down". Chi vuole sondare
l'umore politico di Ben è servito. Una
rastrelliera con una ventina di chitarre intanto
occupa un angolino del palco, e promette il meglio.
Le userà praticamente tutte.
È infatti nel momento in cui Ben imbraccia
la sua fida Weissenborn che lo spettacolo inizia.
Uno strappo adrenalinico e trascinante, senza
soluzione di continuità, aperto da "Superstition",
poi "Ground on Down" e una bellissima
"The Woman in You", tutte versioni più
robuste degli originali, con grande spazio per
gli a solo, e sinceramente ci sta tutto. La tecnica
di Ben, di impronta più blues che rock,
gli permette di esprimere qualsiasi suono con
la chitarra: sa farla vibrare dolcemente a mo'
di arpa, suonarla come una pedal steel e persino
prodursi in scratch degni del miglior dj. Gli
Innocent Criminals che lo accompagnano, al solito,
lo assecondano perfettamente: il batterista che
sostituisce l'assente Dean Butterworth non perde
un colpo ed è preciso come un orologio
svizzero; per una volta il percussionista è
simpatico (ma non incide più di tanto);
per nostra fortuna il bassista Juan Nelson è
ispirato dall'alto dei cieli, e tira fuori alcune
tra le sue più belle interpretazioni di
sempre. L'agilità con cui porta a spasso
il suo corpicione sul palco è la stessa
con cui suona il basso, arrivando a duettare con
le chitarre di Ben e mandando in visibilio il
pubblico (che dimostra alla fine di non venire
affatto da Macondo). Anche Beniamino, come lo
chiamano dalla folla, sembra divertirsi, e gli
si concedono volentieri strappi come a solo di
percussioni (in "Steal My Kisses") e
incitamenti al pubblico per lui piuttosto insoliti.
Ben Harper e i suoi Innocent Criminals fanno parte
di quegli artisti che, alla faccia di tutte le
band sfornate dalla scienza dagli esperti di marketing
e che impestano le radio, danno invece il meglio
di sé sul palco, e sono ricambiati dal
loro pubblico con un'adorazione profonda ed esigente.
Pearl Jam,
Dave Matthews, i Phish
e altri, tutti hanno nel DNA qualcosa che li trasforma
nelle esibizioni live, in cui attingono al meglio
del loro repertorio tecnico e della loro capacità
di suscitare emozioni. Viene in mente la storia
del Pifferaio di Hamelin, per molti versi: quando
questa gente suona, ti potrebbe portare ovunque.
Anche in questa serata romana di Ben Harper non
c'è un solo minuto in che vada sprecato,
non un attimo di noia o di perplessità;
c'è piuttosto fantasia, passione per la
musica suonata, voglia di comunicare con gli ascoltatori.
E i pezzi passano l'uno dopo l'altro, aggiungono
l'uno all'altro. Dopo una versione acida e psichedelica
di "Number Three", la prima parte del
concerto si chiude col momento forse più
alto della serata: una sontuosa versione di "Forgiven"
e il consueto medley "Faded"+"Whole
Lotta Love" degli Zeppelin, forse ormai scontato
ma di una potenza entusiasmante. Entrambi i pezzi
viaggiano sui dieci minuti, e sono tirati dal
primo all'ultimo secondo. La pausa serve al pubblico,
stremato ma entusiasta, almeno quanto ai musicisti
sul palco.
Quando ricompare, Ben è da solo, e si produce
in due brani acustici, straordinariamente sostenuto
dai cori degli spettatori: prima "Another
Lonely Day", e poi "Walk Away",
unica concessione al suo album di esordio, "Welcome
to the Cruel World" (ed è un peccato).
La chiusura, con la band di nuovo tutta sul palco,
è per l'altro cavallo di battaglia del
Ben versione live, "Sexual Healing",
in cui il nostro spreme al massimo le sue qualità
vocali: alla fine il ritornello diventa un coro
da stadio (da pelle d'oca) che continuerà
ancora per dei minuti dopo l'uscita della band.
La serata, tuttavia, termina proprio qui, e l'amaro
in bocca resta forse solo perché nessuno
voleva che smettesse. Un'ora e tre quarti è
certamente nella media per un concerto di questo
tipo, ma quando poi vieni a sapere che il giorno
dopo lo stesso Ben Harper suona per quasi tre
ore a Milano, allora ti mangi le mani.
La gente sfolla pigramente, discute ancora sui
pezzi e sui musicisti, si perde tra i vari stand
di Fiesta, ma l'ultimo sguardo - per tutti - è
verso quella sedia sul palco. Davvero, sembrano
dire gli occhi, questa sera abbiamo visto un re.
6 luglio 2002
bellissimo..un figo... e poi il bassista era
formidabile......
voglio ancora una volta beh in italia per
un suo favoloso concerto....
29 giugno 2002
Francesca:vorrei soltanto dire che é
straordinario come la sua
voce mi accarezzi il volto e l\'anima la sera
prima di addormentarmi...\"
that\'s the power of the gospel\"
17 giugno 2002 ...non
sono riuscita ad andare al concerto purtroppo..
ma volevo
solo dire che è veramente straordinario
come la sua voce mi accarezzi il
volto e l\'anima prima di addormentarmi...\"that\'s
the power of the
gospel!!\".
FaR0 4
febbraio 2002
Milano:
Penso ke artisti capaci di trasmettere emozioni
così intense siano poki. Riesce a far
vibrare le anime così come fa vibrare
la sua chitarra.. BIGUP TO KAYA! Oggi si tende
purtroppo a mitizzare ki vende di più..
per questo la storia della musica è
ferma. Se riesce a muovere qualke passo è
solo grazie a questi stregoni.. a queste vibrazioni.
BLESS!
andrea 1 febbraio 2002
milano
in luglio:
carissimi MARLEY,HENDRIX ecc.....avete un'erede...
ERA ORA!!
la voce di BEN e' sweet and strong allo stesso
tempo....
JAH BLESS to all JAH childraaaaan!!!
Lele 3 dicembre 2001
io
fui in quel di Milano .. dove suono' quelle
famose 3 ore. che
poi non furono proprio 3 .
La cosa impressionante fu l'atmosfera quasi
reliogiosa con cui il pubblico ascolto' tutto
il concerto ( ovviamente escludendo i soliti
che si sentono in dovere di pogare sempre
e comunque o di urlare quando tutti son zitti
) .. another lonely day .. cantata da tutti
sottovoce .. tutti in trance .
Uno dei piu' bei concerti mai visti ... e
quel bassista ha fatto dei numeri
da panico ... compresi dei balletti stile
hawaii ...
fabio 24 agosto 2001
Ho visto dal vivo il concerto di Rimini e
devo dire che è stato solamente favoloso.
Ha coniugato rock con blues in un continuo
di improvvisazioni strumentali che difficilmente
ho riconosciuto ad altri artisti. Dalla sua
parte comunque una grande banda ad occompagnarlo.
Ben sei l'ultimo grande artista - musicista.