Il suono del gruppo si irrobustisce in questo
lavoro a volte considerato un completamento di
"Stand Up",
il suo naturale séguito condotto nel medesimo
solco stilistico. In realtà, se è
vero che non troviamo differenze sostanziali fra
i due dischi, ne rileviamo però di secondarie,
marginali, tali in ogni caso da rafforzare la
nostra interpretazione complessiva della musica
dei Jethro
Tull.
E' avvertibile innanzitutto, come detto, il progredire
nella direzione di un suono più corposo
e complesso che darà luogo dapprima, l'anno
seguente, al celeberrimo "Aqualung",
il quale non costituisce il frutto di una improvvisa
illuminazione che avrebbe colto Anderson sulla
via di Damasco. Oltretutto fra "Benefit"
e "Aqualung" non intercorre nemmeno
un anno intero: un po' poco per un mutamento così
radicale quale quello spesso postulato dai critici.
Ma offriremo ora prove più circostanziate.
Innanzitutto il settore vocale: noi sentiamo una
maggiore espressività, una più forte
carica interpretativa, maggiore potenza nella
voce di Anderson. Ciò si accompagna alla
citata amplificazione strumentale, forse non rilevabile
al primo ascolto, ma indubbiamente presente. Non
si registra ancora nessun mutamento d'organico,
ma ecco che spunta fuori il nome di John Evans,
membro del primissimo gruppo di Ian Anderson (dove
suonava la chitarra), prima del '67: qui in "Benefit"
risulta solo collaboratore esterno (tant'è
che non figura in copertina) e viene ringraziato
nelle note interne: suoi pianoforte e organo.
Dal punto di vista strumentale comunque non c'è
nulla di nuovo. Semplicemente in "Stand Up"
era Anderson ad occuparsi anche del settore tastieristico.
Ma una delle nostre prove consiste proprio nella
volontà del cantante di affidare ad altri
quel settore: con "Aqualung" infatti,
Evans entrerà a pieno titolo nei Jethro
Tull, creando una specializzazione strumentale
che prima non c'era, utilizzando anche sintetizzatori
e, ma solo in "Aqualung", anche mellotron.
In altre parole si avrà una formazione
a cinque.
"With You There To Help Me", pezzo
d'apertura, mostra sùbito una maggiore
ariosità rispetto alla pari ruolo dell'album
precedente. Rafforza ulteriormente questa impressione
la successiva "Nothing To Say", incisiva
ballata che tocca toni maestosi nel canto, mai
fino ad ora così aperto, di Anderson, e
nella combinazione di chitarre e pianoforte nell'accompagnamento.
Sempre il piano, oltre al 'solito' flauto, è
presente in "Alive And Well And Living In",
di carattere e ritmo più ridenti. Con la
vigorosa "Son" emergono chiari accenti
psichedelici, confermati incredibilmente dall'intermezzo
in stile talmente beatlesiano da sembrare una
parodia, un riferimento voluto. Parte in sordina
per poi rinvigorirsi "For Michael Collins,
Jeffrey And Me", dalla struttura forse più
tradizionale. E poi la trascinante "To Cry
You A Song", dalla ritmica esaltante, in
cui le due linee di chitarra elettrica (una prevalentemente
in funzione ritmica), il basso e la batteria creano
un suono vigoroso e semplice al tempo stesso,
con un portentoso riff di Martin Barre, un vero
'imprevisto' da antologia del rock. Bella anche
la parte vocale, scandita potentemente e lasciata
spesso sola, con improvvise interruzioni dell'accompagnamento,
così da farla risaltare.
Un impasto riuscitissimo di blues e progressive.
E un impasto spesso è più buono
delle semplici materie prime. Efficaci impasti
sono pure "A Time For Everything?",
la famosa e delicata "Inside", e la
conclusiva "Sossity; You're A Woman",
una impeccabile ballata semi-acustica di folk-prog;
progressiva specialmente nel medievaleggiante
accompagnamento della doppia chitarra acustica,
sostenuto da un tenue organo, più 'folkeggiante'
nella sezione vocale. L'aggressiva "Play
in Time" è invece più decisamente
folk-blues, e dominata dal folleggiante flauto
di Anderson.
collegamenti su Kalporz:
Jethro Tull - la
Kalporzgrafia