Il Vox è affollato per la data di chiusura
del tour europeo di Belle
and Sebastian, che salutano tutti prima di
volare in Giappone. In tanti sono qua per toccare
con mano il nuovo corso della band, solare ed
elettrico come gli ultimi due album, ma praticamente
tutti sono venuti per rivivere i pomeriggi piovosi
e le notti insonni passate ad ascoltare "Tigermilk"
o "If
You're Feeling Sinister". I ragazzi di
Glasgow sapranno accontentare tutti: perfettamente
affiatati nelle dinamiche del palco, terranno
alto il regime della serata con i nuovi brani,
per poi far spuntare all'improvviso classici e
chicche per i fans.
L'attenzione da subito viene catalizzata da uno
Stuart Murdoch divertito e divertente che non
la smette di ballare, ammiccare e interagire con
il pubblico delle prime file. Incuriosito dalla
piccola gradinata davanti al palco, la usa più
volte per sedersi quasi in mezzo alla gente, cantando
seduto a un palmo dal nostro naso: “It's
pretty intimate here”, fa notare. Ci vuole
vedere negli occhi, per indagare gli strani fenomeni
chimici che ci legano indissolubilmente alle sue
canzoni. Dietro di lui la band è impeccabile,
con un irresistibile Stevie Jackson ingessato
nel suo completo mod (nonostante il caldo) e incorniciato
dagli occhialoni dalla montatura grossa, che propone
le sue buffe coreografie quando non impugna da
par suo la Telecaster. Così scivolano dolci
e irresistibili “Another Sunny Day”,
“The Blues Are Still Blue”, “Sukie
in the Graveyard”, “Funny Little Frog”...
Man mano lo show che procede si colora di ricordi,
sparsi e frammentari come istantanee e vecchie
pagine di diario, quando Stuart e i suoi pescano
nello scrigno del passato. Il pubblico resta ipnotizzato
mentre sbocciano “Judy And The Dream Of
Horses”, “The Boy With The Arab Strap”,
“Expectations”, “Get Me Away
From Here I'm Dying”... Spuntano poi le
immancabili “Jonathan David” e “The
Loneliness of a Long Distance Runner”, sui
cui Stuart ci invita a fischiettare il finale,
mentre da “Tigermilk” arriva la pecora
nera “Electronic Reinassance”, puro
stupore e divertimento di tastiere giocattolo.
I Belle and Sebastian non hanno comunque intenzione
di abusare dei ricordi, e saranno molte le perle
del passato lasciate fuori per fare posto ai brani
più recenti, ed evitare così di
sprofondarci troppo nelle vecchie malinconie.
Quando però Stuart si siede al piano e
sussurra you know the world is made for men,
not us non c'è storia, non importa
quanto grande e grosso sei: sei assolutamente
sicuro, ancora una volta, che in quell'us
ci sei tu, tutte le volte in cui hai pensato di
avere il guscio troppo sottile per reggere gli
urti e le buche. Per un attimo Belle and Sebastian
tornano ad essere i compagni delle passeggiate
solitarie, la colonna sonora delle camerette chiuse
a chiave.
Tutto però scivola via, ricordi, bis e
saluti: alla fine anche questo concerto è
già un biglietto da riporre nella scatola
sotto il letto, assieme a qualche foto sbiadita
e qualche pezzo della nostra vita da cui non sappiamo
staccarci.
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Belle And Sebastian - la Kalporzgrafia