Di tutta l’onda di nuove band uscite, a quanto
ricordo in coda all’esplosione Strokes, alcune
hanno mostrato la corda mentre altre hanno continuato
a fare proseliti, ma una delle poche a non aver
sviluppato la benché minima aspettativa
fin dalle prime note emesse è quella che
si fa chiamare Kings Of Leon.
Innanzitutto quanto può essere interessante
una band a conduzione famigliare proveniente da
una chiesa pentecostale il cui pastore è
padre di tre dei membri e zio del quarto? E quanto
può esserlo se, oltre al fatto che la loro formazione
religiosa influisce sulla loro scrittura, propongono
un southern rock privo di nerbo nonché di particolari
doti tecniche?
Così la prima cosa che balza all’orecchio
ascoltando la loro terza fatica è che i
quattro capelloni hanno imparato a suonare. Non
che siano diventati dei particolari geni, sia
chiaro. Eppure sembra che l’esperienza abbia loro
insegnato come migliorare le proprie capacità,
forse anche in fase di stesura dei pezzi.
Al primo colpo l’attacco con “Knocked Up” riesce
quasi a stupire nonostante si tratti di sette
minuti in attesa di una vera botta che non arriva
mai, e così le successive “Charmer”, “One
Call”, “McFearless”, che di primo acchito puzzano
della new-new-wave che non ti aspetti da questi
pecorari.
A differenza delle due prove precedenti, pare
che questa valga la pena di essere ascoltata.
Non perché si tratti di qualcosa di eccezionale,
ma comunque con una maggiore dignità rispetto
alla storia passata. Anche i soliti numeri da
rock sudista come “Black Thumbnail” e soprattutto
“Camaro” (Camaro?!? Ma perché mai?) possono essere
facilmente dimenticati grazie a momenti come “My
Party”, addirittura ballabile nello stile dei
Franz Ferdinand. Lo so, sa di subdolo.
Certo, la voce è sempre la stessa monocorde,
facilmente irritante, che sa di vacche, country
sudista e rodei da due lire. Su quel fronte nessuna
novità. Ma perlomeno la scrittura lascia
diverse speranze per un gruppo che sicuramente
non ci interesserà ricordare ma che, se tutto
va per il verso giusto, non ci provocherà più
l’orchite ad ogni vago contatto.
collegamenti su MusiKàl!
The Strokes - First
Impressions Of Earth
The Strokes - Room
On Fire
The Strokes - Is
This It
Franz Ferdinand - You
Could Have It So Much Better
Franz Ferdinand - Franz
Ferdinand