Torneremo a fare quello che ci viene meglio:
rock’n’roll.
Con proclami come questo iniziarono a diffondersi
le voci a proposito di "Baby 81", quarta
fatica targata Black Rebel Motorcycle Club e,
via il dente via il dolore, probabilmente la cosa
migliore che hanno mai fatto.
Di rock’n’roll ce n’è, eccome. Ce n’è
tanto, al punto che questo disco vanta prima di
tutto uno dei trittici di partenza migliori dei
miei ultimi tempi: “Took Out A Loan”, “Berlin”
e “Weapon Of Choice”, sono pezzi che sanno già
di classico senza rimasticare a forza il loro
ingombrante anthem “Whatever Happened…”, ormai
tranquillamente superato. Le chitarre ricominciano
a graffiare e il ritorno del quasi disperso Nick
Jago, vero maestro di ignoranza batteristica,
si fa sentire. “Baby 81” è così
una specie di via di mezzo fra le loro nature:
quella più shoegaze dell’esordio; quella
ruvida di “Take Them On, On Your Own” esagerato
tributo al rumore più assordante; quella
acustica, blues e legata alle radici, dell’ultimo,
stupendo, “Howl”. Non esiste
quindi una netta presa di posizione, potrà dire
qualcuno. In questo caso non esiste l’estremo.
Quel che c’è, però, è la
capacità di colpire dritto nel segno.
Il mezzo può essere la solita vecchia scuola che
si basa sul tiro del rock (“Need Some Air”), sul
ritmo del blues languido (“666 Conducer”) o, più
sorprendentemente, sul pop con la P maiuscola.
In questo senso, buttiamo nel cesso quella pena
degli ultimi U2
e prendiamo su pezzi come “Not What You Wanted”
e soprattutto “All You Do Is Talk”, che ruba l’atmosfera
di “The Joshua Tree” (e l’inconfondibile attacco
di “Where The Streets Have No Name”) e la fa rinascere
con la dignità e la purezza che il caro
vecchio Bono ha irrimediabilmente perso.
E, fortunatamente, se pezzi come “Lien On Your Dreams”
o l’arrogante – ma non è proprio questo il
bello? – “American X” possono mostrare un po’ la
corda, dall’altro ci sono momenti da punta di diamante:
“Window” o “Killing The Light” nascondono (sfruttandoli,
questo è certo) gli ovvi limiti di una band che
conosce sempre più se stessa e i propri mezzi
in un percorso in continua salita.
Giunti ad un’ulteriore maturità, già
data per ovvia con “Howl”, i Black Rebel mantengono
tutte le promesse e ci regalano quel sano rock’n’roll
di cui avevamo uno stramaledetto bisogno. E la
conferma che non c’è davvero bisogno che nessun
grande vecchio ci insegni più nulla.
collegamenti su MusiKàl!
Black Rebel Motorcycle Club - Howl
Black Rebel Motorcycle Club - Take
Them On, On Your Own
Black Rebel Motorcycle Club - BRMC