Gli Hidden Cameras cambiano forma ma non sostanza.
Arrivati al terzo disco, il gruppo di Joel Gibb
si allontana dal muro di suono pieno di orpelli
e delicatezze pop alla Polyphonic Spree dei precedenti
"The Smell of Our Own" e "Mississauga
Goddam" per addentrarsi in territori più
rock per quello che è forse il loro
disco più smithsiano. I richiami a Morrissey
erano una flebile costante nei lavori della band,
affogati però in un architettura pop barocca
che finiva per allontanare il dettaglio. Qui in
"Awoo" invece - pur perseverando su
una certa ricchezza armonica e su arrangiamenti
comunque elaborati - i particolari emergono con
prepotenza e respirano a pieni polmoni. La voce
di Gibb si alterna in sussurri alla "Belle
& Sebastian" (non a caso definiti
da più parti gli Smiths degli anni '90)
su delicati tappeti d'archi e sterzate più
decise in canzoni pop che possono anche essere
una novità nel repertorio medio degli Hidden
Cameras. Per quanto riguarda il risultato globale,
"Awoo" è forse il disco che più
degli altri può essere considerato il punto
fondamentale di questa band. E' un lavoro che
cresce con gli ascolti e copre con le canzoni
i difetti che nei precedenti dischi erano coperti
con arrangiamenti e suoni - stringi stringi -
abbastanza inutili.
1.
Death of a Tune
2. AWOO
3. She's Gone
4. Lollipop
5. Fee Fie
6. Learning The Lie
7. Follow These Eyes
8. Heji
9. Heaven Turns To
10. Wandering
11. For Fun
12. Hump From Bending
13. The WAning mOOn