Questo EP uscito nel Dicembre del 2002 è
uno split che gli Oneida
dividono con un’altra band della Grande Mela:
i Liars. I rapporti con l’ensemble guidato da
Aaron Hemphill e Angus Andrew non si fermano però
ad una mera, e sufficientemente banale, annotazione
sulle coincidenze geografiche: entrambi i gruppi
hanno infatti un background musical-culturale
che riconduce alla scena post-punk anni ’80, con
i Liars a recitare la parte dei “duri e puri”
e gli Oneida a mostrare una maggior quantità di
numeri e di follie estratte dal cilindro.
Le due band si dividono equamente le parti nell’album,
eseguendo tre brani a testa. Si aprono le danze
con una versione di “Rose and Licorice”, canzone
presente su “Anthem
of the Moon”, riletta dai Liars con un approccio
che dipingendo i contorni mostra i volti di Gang
of Four e Velvet Underground. I Liars ricambiano
il favore donando agli Oneida la loro “Every Day
is a Child with Teeth”, estratta dall’EP “Fins
to Make Us More Fish-Like” che Hemphill e compagnia
suonante ha pubblicato sempre nel 2002: gli Oneida
prendono il brano e lo fanno letteralmente a pezzi,
grazie al loro organo stressante, alle percussioni
folli, ai riverberi claustrofobici.
Terminato lo scambio di cortesie i due gruppi
compongono e suonano due brani a testa. Kid Millions
e gli altri tirano fuori dal cilindro delle sorprese
la velocissima e divertente “Privilege”, quasi
un inno punk nel suoi nemmeno due minuti di furore
scatenante, e la splendida “Fantastic Morgue”,
che unisce il tono disilluso e fatalista tipico
di molta new wave ad un ritornello simil-pop e
ad una rumorosa digressione, urlata con una disperazione
che non può non fare a pugni con quanto
mostrato fino ad allora.
Dal canto loro i Liars si divertono nell’atmosfera
quasi free-form di “All in All a Careful Party”,
stonata marcia dell’improponibile (con reiterazioni
e cori ritmati in una versione pseudo-elettronica),
e nella conclusiva “Dorothy Taps the Toe of the
Tinman”, che in sette minuti e mezzo esemplifica
definitivamente il timbro sonoro della band, dagli
aritmici rintocchi metallici dell’intro, all’accumularsi
di riverberi e voci registrate fino allo spegnersi
innaturale dei suoni. Una vera e propria morte
del rumore messa in scena.
Questo split non è certo un documento
indispensabile per comprendere gli sviluppi musicali
di questi anni e non contiene neanche il meglio
che queste due band possono mettere in mostra
– discorso valido soprattutto per gli Oneida,
i Liars devono ancora raggiungere la loro maturità
– ma rimane, per gli amanti della musica, un’occasione
di stimolante svago.
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