Generalmente non è mai stato molto amato.
Al massimo lo si considera un discreto live, non
sicuramente fra i migliori del vecchio Bob. Ma
date retta a me, che in fondo posso considerarmi
un profondo conoscitore della musica di Dylan.
Il suo "live" registrato a Tokyo non è
solo un bellissimo disco: è anche uno dei
migliori live in assoluto che mi sia mai capitato
di ascoltare.
Posso essere un po' di parte, lo riconosco: questo
è un disco (nel vero senso di disco, 33
giri intendo) che mi ha accompagnato a partire
da quando ho iniziato ad ascoltare della musica
con la M maiuscola. Esso faceva infatti parte
della dotazione di LP dei miei genitori, con la
quale posso realmente dire di essermi "fatto le
ossa". Ora ho il mio bravo compact, ma le emozioni
restano sempre le stesse. Ogni disco dal vivo
di Dylan fa storia a sè, dal momento che
l'artista ama fare, rifare e disfare costantemente
il suo repertorio. Nel nostro live i brani, anche
quelli più "destrutturati", risultano sempre incisivi.
Il repertorio è quanto mai ricco (Bob
era alle soglie della sua "sbornia mistica" e
aveva appena pubblicato alcuni album bellissimi
che rinverdivano i fasti degli anni '60). Il sound
molto carico è prodotto da una band piuttosto
numerosa che, bisogna dirlo, suona veramente bene.
Personalmente ho trovato sempre strepitosi i
duetti vocali (ce ne sono diversi) fra la voce
di Dylan e quella delle tre coriste: un rapporto
costruito magistralmente su uno sfasamento provocato
dagli anticipi e dai ritardi del cantante, mai
"seduto" su un'interpretazione lineare.
Movimentano poi il tutto certi curiosi ritmi reggae,
che affiorano qua e là.
Canzoni da ricordare? Quasi tutte: alcune formalmente
perfette ("Mr. Tambourine Man", "Shelter
from the Storm" e "Like a Rolling Stone");
altre profondamente struggenti ("One More
Coffee (Valley Below)", "Blowin'in the
Wind" e "Forever Young"); altre
ancora urlanti violenza ("Maggie's Farm"
e "It's all alright Ma (I'm only Bleeding)").
La perla? Forse una "Ballad of a thin Man"
che lascia veramente il segno.
Recensioni collegate:
Bob Dylan - la
Kalporzgrafia