Due anni dopo, stessa location e stesse note:
così, gli Asian Dub Foundation fanno il
loro ritorno italiano, a breve distanza dalla
pubblicazione dell’ultima opera, “Tank”
(Virgin, 2005). E, nuovamente, sonorità
lisergiche prendono a scorrere su di un beat palpitante
ed inconfondibile, un connubio tra l’incrocio
di tradizioni vissuto alla Community Music House
di Farringdon ed il nuovo ordine elettronico evolutosi
tra Bristol e Manchester.
Così, il synth di Pandit G ed il basso
di Dr Das creano la formula ideale, in pieno stile
drum’n’bass, a sostegno delle scariche
di chitarra elettrica di Chandrasonic. Su quest’onda,
il viaggio sonoro fluttua tra la freneticità
metropolitana di “Flyover”, simbolo
del recente ritorno sulle scene del gruppo londinese,
fino a risalire alle origini, tra i campioni di
“Naxalite”, infiltrandosi per gli
accenti dub di “Fortress Europe”.
Ma sono le melodie intercettate tra i solchi dell’ultimo
album a spaziare maggiormente durante il live,
basti pensare all’energia di “Round
Up” ed “Oil”, così pienamente
in linea con lo spirito dell’ultimo lavoro
in ogni battuta del ritmo stesso, protesta da
gridare, denuncia cantata tutta d’un fiato.
E se, in tema di frontman, molti appassionati
della prima ora riescono a sentire la mancanza,
da ormai un paio d’album, del buon Master
Deeder, gli MC’s certo non peccano quanto
a grinta e capacità di coinvolgimento.
Proprio attraverso la loro voce, un mix tanto
semplice eppure trascinante non invecchia e si
rinnova di continuo, riproponendosi nel gioco
di bhangra e campionamenti di “Rise To The
Challenge”, nell’incontro e confronto
tra cultura hip hop e preghiere dal sapore indiano,
nella denuncia a ritmo di marcia di “Take
Back The Power”. Due anni dopo, stesso entusiasmo
e stessa capacità di far propria e sperimentare
memoria ed innovazione.
Recensioni collegate
Asian Dub Foundation - Concerto
al Rolling Stone (MI) (14.5.2003)