THE KINKS - Arthur Or The Decline And Fall Of The British Empire (Essential Records, 1969)
di Max Cavassa
A
volte mi domando se esistono più dei dischi
così: mi rispondo di sì, anche per
farmi coraggio. Chiaramente esistono, forse ciò
che manca è una freschezza che potrebbe non
essere più nei giorni in cui viviamo, appiattiti
da una globalizzazione tanto suadente quanto subdola
e feroce. Ray Davies crea uno dei suoi insuperati
capolavori in uno dei momenti più eccitanti
del secolo, dove ogni giorno le arti si evolvono
alla velocità della luce, nutrite dalla voglia
di conquista, di sapere, di ribellione. "Arthur..."
divide con "Tommy" degli Who e "S.F.Sorrow" dei
Pretty Things la palma di primo concept album della
storia del rock. Non è il caso ora di questionare
sul primogenito, dato che sarebbe storia piuttosto
lunga e forse noiosa. Fatto sta che in ogni album
di questa Sacra Trimurti l'insoddisfazione e la
contestazione venivano prepotentemente alla ribalta
tra i vecchi solchi rugginosi. Il titolo di questo
ennesimo esaltante capitolo della band londinese
la dice lunga: Davies tocca vertici sublimi della
sua arte fatta di bozzetti critici, annoiati e dolce
amari verso la società britannica. Ray non
attacca pesantemente, cerca solo un mezzo sorriso
tra il cinico e lo sbeffeggiante. L'opera è,
l'avrete capito, un capolavoro, essenziale (Essential
Records, o no?!) presenza in ogni discografia che
si rispetti. Le canzoni dell' LP originale rivaleggiano
tra loro in bellezza, toccando gli stili più
vari con immensa classe e leggerezza. Con un'iniezione
di scopolamina mi si potrebbe estorcere una lieve
preferenza per "Mr.Churchill says", in condizioni
normali non mi sbilancerei su classifiche di merito.
Ma adesso, sono o non sono normale? Per finire,
come in tutte le ristampe in CD della discografia
Kinks, troviamo interessanti bonus tracks, scelte
tra A e B sides di vecchi 45 giri dell'epoca ed
alternative versions. Long life to Ray!
26 novembre 2000
