Immaginate un pranzo di quindici, pesantissime
e stomachevoli portate. Senza che vi venga servito
un solo goccio d’acqua. Improvvisamente
qualcuno vi passa, sottobanco, un bicchiere di
vino bianco. Frizzante, appena uscito dalla cantina
della casa. È freschissimo, e vi rimette
in pace col mondo.
Cosa c’entra questa metafora eno - gastronomica
con il disco dei Kech? L’attinenza c’è,
eccome: ascoltare questo “Are you safe?”
è proprio come bere un bicchiere di vino
dopo un pranzo pesantissimo; è, in altre
parole, una necessaria boccata di ossigeno e rumore
dopo tonnellate di dischi pretenziosi e introflessi,
pieni di tormenti preconfezionati.
Dieci canzoni, trentuno minuti, un’abilità
di costruire deliziosi muri di rumore tenendo
in primo piano la melodia che è propria
di pochissimi gruppi: vengono in mente le Breeders
(un pezzo come “Feet bleed” potrebbe
diventare un vero e proprio hit sotterraneo, proprio
come lo fu “Cannonball”), le Sleater
Kinney nel modo in cui si fondono voce e chitarre
l’istinto melodico delle Elastica, perfino
certe storture ultra-radiofoniche dell’album
omonimo dei Blur.
Un piccolo bignami di rumorismo pop, che dà
il meglio di sé fin dal principio: “A
lovely place” si fa guidare da una voce
femminile, che man mano scivola perfettamente
sulle chitarre graffianti e su una ritmica forsennata;
ancora meglio della già citata “Feet
bleed” fa “On hold”, basso rotondo
ed essenziale a sostenere la zuffa allegra e sibilante
delle sei corde. Insomma, a parte i rari momenti
dove la corsa rallenta (“Details”)
e dove la melodia prende il sopravvento, si rischia
di zompare per la stanza come invasati, ascoltando
queste dieci tracce.
Una boccata d’aria fresca, ma questo l’ho
già detto.
Non si tratta di inventare qualcosa, per i Kech:
questi ragazzi sanno bene di fare qualcosa di
già sentito, ma hanno tutta l’aria
di divertirsi un mondo, e finiscono inevitabilmente
per divertire anche noi.
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Breeders - Title
TK
Blur - la Kalporzgrafia