Gli Amari sono i vincitori dell'edizione 2000
del concorso di Arezzo
Wave (Love Festival) e "Apotheke"
è la prima produzione di OnDaNomala,
etichetta discografica indipendente che nasce
dalla sinergia fra Arezzo Wave e lo studio di
produzione Sound Studio Service, con la distribuzione
del gruppo editoriale Feltrinelli. Questo per
inquadrarli, per cercare quantomeno di dargli
una connotazione precisa nel quadro geografico-musicale
italiano.
La fusione di suoni degli Amari è alquanto
eterogenea: a una base hip-hop si mescolano reminiscenze
post-rock (ma quanto è abusato questo termine!!),
un'attitudine pop, un amore ben delineato per
l'elettronica inglese e qualche ideuzza riconducibile
al gran calderone dell'indie rock.
L'album sinceramente mi ha lasciato un po' a
bocca asciutta. Al primo ascolto nulla mi aveva
lasciato soddisfatto, non mi sembrava proprio
che alle spalle dell'operazione ci fosse qualcosa
di interessante. Mi sono quindi riproposto più
ascolti, per cercare di capire, di cogliere. Ebbene,
arrivato ad un numero di ascolti considerevole,
devo in parte ricredermi.
I quattro ragazzi hanno dei numeri da mostrare,
e lo fanno bene in alcuni episodi. Mi riferisco
soprattutto alla prima traccia, "Camogli",
intelligente ouverture che ricorda da vicino i
campionamenti e le tastiere di "Kid
A" mescolati a rimandi a DJ Shadow e
al bell'incedere di "Megamedio" (che
il cd presenta anche come traccia video), dove
l'hip hop - la matrice più forte, comunque
- viene supportato da trombe, chitarre latineggianti
e riff taglienti.
C'è da chiarire un punto a mio parere,
comunque: l'intera operazione non è altro
che musica pop da classifica mimetizzata in una
cornice che di veramente forte e originale ha
ben poco. Come si fa a parlare di originalità
quando ogni canzone ti riporta ad un artista preciso?
Domanda che giro a quanti ascolteranno quest'album
(che comunque a 9 euro potrebbe valer la pena
acquistare): è vero, i punti d'ispirazione
sono variegati, ma i rimandi (siano essi i Radiohead,
i 99 Posse, Max Gazzè, i Marlene
Kuntz o chi altro per loro) sono troppo ovvi,
e pesano sulla band - probabilmente ancora troppo
inesperta per trovare una propria via espressiva.
Alcuni passaggi risultano poco oliati, la tendenza
al ritornello "straniante", ma in fin
dei conti banale, fa troppo nuovo pop italiano
(e rovina canzoni come "Pianetarock"),
la voglia di stupire a tutti i costi porta a scelte
stilistiche opinabili, come la divisione secca
tra prima e seconda parte in "Berlino è
silenziosa". A conti fatti gli episodi migliori
sono quelli più trattenuti, come l'interessante
"Ottakring" e la finale "Whale
Grotto".
Insomma, una prova non completamente soddisfacente,
forse capace di buone vendite, ma poco coraggiosa
e che a volte puzza un po' di "operazione
commerciale". Se gli intenti non fossero
questi, mi scuso e buona fortuna (una ricerca
approfondita sulle idee buone potrebbe portare
ad un futuro roseo). Se gli intenti fossero questi
MTV è il futuro (ma allora che senso ha
parlare di musica indipendente?). Rinviati a giudizio.
collegamenti su MusiKàl!
Radiohead - la
Kalporzgrafia
Max Gazzè - Ognuno
fa quel che gli pare
Max Gazzè - Intervista
Max Gazzè - Concerto
a Reggio Emilia
99 Posse - La
vida que vendrà
Marlene Kuntz - biografia
e recensioni