Se
"Come
On Everybody Let's Rock" risultava a
conti fatti come l'estremo omaggio degli Oneida
al rock puro, "Anthem of the Moon" (registrato,
come specificato nel libretto, non in uno studio,
ma "in the stones") si pone come il
punto di svolta, il raggiungimento definitivo
della maturità compositiva.
La band si riaffaccia ancora dalle parti di una
new wave stressata e nevrastenica, come nello
sfrenato incipit "New Head": e forse
è realmente una nuova testa quella che
comanda i movimenti dei quattro. I rumori si fanno
pressanti, mentre le tastiere e la batteria costruiscono
un sottofondo compatto e a tratti opprimente.
"All Arounder" è una cantilena
frastagliata e ossessiva, pronta a giocare tra
crescendo e improvvise pause, "Geometry"
ricorda nei ritmi e nell'intonazione i Talking
Heads, anche se il gioco simil-pop è comunque
basato esclusivamente sulla sovrapposizione dei
rumori e dei riverberi. Ad ogni modo una pausa
rilassante che mostra ulteriormente la capacità
degli Oneida di muoversi tra gli stili e gli approcci
musicali più disparati.
"Rose and Licorice" è uno dei
migliori brani del repertorio della band, pacificante
ballata disposta a sacrificarsi alla cacofonia
ma incapace di rinunciare fino in fondo ad una
melodia seducente e ipnotica. La voce qui è
come un sussurro ed è doveroso evidenziare
come "Anthem of the Moon" sia il lavoro
della band cantato in maniera più convincente.
"Almagest" racchiude in sé tutta
la memoria kraut-rock possibile e immaginabile
(dai Faust ai campionamenti dei Neu fino ad arrivare
a sotterranei rimandi elegiaci alla musica dei
Popol Vuh) ma ricorda anche - e potrebbe essere
altrimenti? - i Silver Apples. "Still Rememberin
Hidin in the Stones" è un esperimento
che mescola post-rock e post-punk, finendo in
maniera quasi programmatica nel rumore, "Dead
Worlds" è una convincente elegia noise,
che riesce nel difficile compito di risultare
distesa e rilassante nelle dissonanze.
E' poi la volta della monumentale "People
of the North", che verrà riproposta
(in una veste più elettronica) nel successivo
"Each One Teach One", e che qui trascina
l'ascoltatore in mondi sotterranei, perduti, forse
addirittura morti - come evocava il brano precedente
-, sicuramente pervasi da un'atmosfera stressata
ma alla costante ricerca di una purificazione
e della calma: "People of the North"
è senza ombra di dubbio la perla più
luccicante dell'album. Straniante "The Wooded
World", segnata da una stravagante linea
percussiva e dalla scelta della narrazione, divertente
"Ballad of Impervium" che sembra quasi
una stramba fusione fra le ossessioni elettroniche
e l'improvvisazione libera del jazz, negli standard
la scatenata "To Seed and Flower".
A chiudere l'album "Double Lock Your Mind",
che è strutturata in due parti ben distinte:
da una parte l'improvvisazione totale (con una
chitarra in stile hard-rock) che apre e chiude
questa lunga suite e nel mezzo una frastornante
follia punk, mentre tutto è sovrastato
da un'orda di feedback e riverberi. Sono questi
i prodromi che porteranno al cd 1 di "Each
One Teach One", è questa la scommessa
musicale che gli Oneida hanno lanciato. E, almeno
per adesso, vincendola.
collegamenti su MusiKàl!
Oneida - la
Kalporzgrafia
Talking Heads - Remain
In Light
Silver Apples - Silver
Apples