Ad un anno di distanza dalla pubblicazione di
"The
Freewheelin' Bob Dylan" esce questo lavoro,
certamente transitorio, del menestrello del rock
(lo dimostra il fatto che queste canzoni non vengono
convenzionalmente ricordate tra i suoi classici
fatte salve forse le più conosciute, "Chimes
of freedom" e "It ain't me babe").
E' un album importante specialmente per capire
come da "Blowin' in the wind" l'autore
arrivi a "Like a rolling stone". Innanzitutto,
rispetto al Dylan lasciato in Freewheelin' ne
ritroviamo uno che parla più a livello
intimo e personale. C'è poco che rimandi
al profeta che annunciava la risposta nel vento
ai "perché" della crudeltà
umana e che condannava i signori della guerra.
Gli stilemi dei primi album del menestrello sono
anche qui rispettati, ossia ballate semi-romantiche
alternate da classici blues o veri e propri "talkin'
blues" ( come ad esempio in "I shall
be free n° 10"). Il pezzo d'apertura
, "All I really want to do" ,è
uno dei brani più riusciti, che apporta
alcune innovazioni, sia a livello tematico che
stilistico; si pensi al falsetto esasperato (e
volutamente forzato) con cui viene cantato il
ritornello, oppure alla risata che irrompe nel
cantare l'ultima strofa. L'orecchio dell'ascoltatore
viene senza dubbio colpito dalla grandiosa abilità
di Dylan di comporre i suoi testi che, al di là
del significato in sé, accostano i vocaboli
con rime, metriche ed assonanze pressochè
perfette.
Il tema che percorre il disco è quello
amoroso, ma amore inteso alla Dylan, cioè
analizzando problemi e conseguenze che ne derivano,
più che soffermandosi sull'argomento in
maniera meramente (e banalmente) sentimentale.
Così anche nella già citata "All
I really want to do" si punta l'attenzione
alla sottile differenza che intercorre tra l'amicizia
e l'amore tra uomo e donna, ironizzando pure ampiamente
sull'argomento.
La canzone d'amore classica, nel senso più
universale del termine, è la ballata country
di "To Ramona", che pure non è
che impressioni eccessivamente (né in negativo
né in positivo). "Motorpsycho Nitemare"
nel suo incedere blues è uno degli spunti
che porteranno alla genesi di molti pezzi contenuti
nel successivo album "Bringing
it all back home". Si tratta di racconti
surreali, on the road di strani incontri ed avventure,
dove mondo onirico e realtà diventano un
tutt'uno.
Amore e malinconia, accompagnati dall'immancabile
armonica a bocca, sono contenute in uno dei brani
finali "My back pages" dove gli accordi
chitarristici accompagnano molto bene l'incedere
della canzone. "Ballad in plain D" è
il classico pezzo malinconico (e solitamente abbastanza
lungo), che narra di persone ed avvenimenti con
le tipiche tinte a pastello di Dylan. Si chiude
con "It ain't me babe", bella ballata
in cui è ancora il lato personale dell'autore
a fare capolino e dove si canta dell'autoconvincimento
al distacco dalla ragazza.
"Another side" è un disco di
passaggio che fa intuire molto di ciò che
arriverà dopo, anche se è un lavoro
più da capire che da ascoltare per puro
diletto. E' senz'altro un album minore rispetto
alla mole di album storici sfornati alla metà
degli anni '60 ma la sua importanza sta nel sapervi
ritrovare un autore sensibile, che ha sempre mille
strade aperte e che riesce, pure in questo caso,
a districarsi nella difficile prova di una produzione
più intimista.
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Bob Dylan - la
Kalporzgrafia