Il primo album dal vivo di Carmen Consoli è
il souvenir di una serata particolare, quella
che lo scorso luglio l'ha vista salire sul palco
del Teatro Greco di Taormina, accompagnata da
un'orchestra di cinquanta elementi: in scaletta
ci sono brani tratti dagli album finora pubblicati
dalla cantautrice catanese, riarrangiati in chiave
sinfonica dalla stessa Carmen assieme al maestro
Paolo Buonvino che dirige l'orchestra. L'occasione
è specialissima, vuoi per la splendida
cornice, vuoi per la sfida intrapresa: una delle
voci più in vista del rock nostrano si
cimenta con il connubio fra canzone e musica "colta",
strada che molti hanno provato in passato a dispetto
delle molte insidie che presenta.
Nella sfida Carmen si è gettata a capofitto,
ha messo alle sue canzoni il più sgargiante
dei vestiti da sera, senza aver paura che potessero
sfigurare: gli arrangiamenti sono pieni, sontuosi,
non c'è traccia di velleità minimaliste;
i colori predominanti sono caldi, e l'aroma è
di spezie mediorientali. L'iniziale "Per
Niente Stanca", la più recente "Equilibrio
precario" sono sostenute dagli elaborati
arabeschi orchestrali, che riempiono la scena
incalzando la voce accorata della ragazza.
L'orchestra non è tuttavia l'unico protagonista
della serata: il concerto si svolge in un clima
di celebrazione, da festa del santo patrono, grazie
alla udibilissima presenza del pubblico siciliano,
accorso ad applaudire la propria beniamina. Il
missaggio dell'album non attutisce la presenza
della gente, anzi, è tutto un fiorire di
"sei stupenda!", "sei un mito!",
"sei una cantantessa!" e applausi scroscianti
che squarciano l'aria dell'anfiteatro, anche dove
i passaggi più sommessi meriterebbero un
po' di silenzio (vedi in "L'ultimo bacio");
inoltre la voce di Carmen risulta costantemente
doppiata dai cori del pubblico entusiasta, con
un leggero effetto parrocchiale, che stride un
po' a contatto con la ricercatezza dell'allestimento
orchestrale. Del resto, questa è la festa
che Carmen ha voluto regalare agli amici di casa
sua, e loro vogliono solo lei: uno se ne rende
conto quando l'orchestra si fa da parte e lei
resta sola con la chitarra, a sfoderare l'ennesima,
intensa "Confusa e felice": lì
sono solo Carmen e il suo pubblico, e lì
sembra che non manchi nulla.
Altrove la commistione fra il pubblico, l'orchestra
e "la bambina impertinente" è
perfetta, come in "Blunotte", dove è
un continuo montare di ondate emotive, sospinte
dagli archi e dalla voce commossa. Carmen, del
resto, è perfetta: si conferma un autentico
animale da palcoscenico, capace di mettere tutta
se stessa nell'interpretare le sue storie intime
e spesso sofferte, con una sincerità e
un'intensità che hanno pochi paragoni nell'italico
panorama. In questo concerto/album comunque non
ha dovuto dimostrare nulla, a dispetto della sfida
"orchestrale": ci ha messo semplicemente
tutto l'amore che nutre per quello che fa e per
il proprio pubblico, allestendo una grande e sfarzosa
festa. In questo senso, la presenza dell'orchestra
sembra quasi una premura da padrona di casa, che
vuole che la tavola sia imbandita di ogni prelibatezza,
e pazienza se qualcosa andrà buttata.