"...And Then There Were Three.." è forse il disco
più indefinibile dei Genesis, certamente il pìù
dimenticato. Giunse in un momento molto particolare, dopo
l'abbandono di Steve Hackett e l'arrivo del punk, con il trio
indeciso se svoltare sul pop o continuare su temi complessi.
Il risultato è un lavoro ibrido, con molte melodie
miste ad echi del glorioso passato.L'unica traccia del disco
che tutti ricordano è la zuccherosa cantilena "Follow
You Follow Me" mentre nelle restanti canzoni ci sono gli ultimi
scampoli progressive del periodo. L'incalzante "Down And Out"
(con un pazzesco tempo in 10/8) e "Burning Rope". sembrano
ricollegarsi al periodo di " A Trick Of The Tail" e "Wind
And Wuthering" anche se lì era la splendida chitarra
di Hackett a fare la differenza.
Tra i momenti soft spicca la dolcezza di "Undertow" e la sommessa
"Say It's All Right Joe", triste storia di un ubriacone fallito.
Non male anche la soffusa "Many Too Many" e il potente ritmo
cadenzato di "Deep In The Motherlode" dove si mettono in evidenza
la batteria di Collins e le tastiere inconfondibili di Tony
Banks. Abile al basso, Mike Rutherford fa quello che può
come chitarrista solista. Con il successivo "Duke" i Genesis
acquisiranno parecchi nuovi fans mentre i vecchi appassionati
torneranno a (ri)ascoltarsi i vecchi capolavori senza avventurarsi
oltre le "colonne d'Ercole" di "Seconds Out". Da allora "...And
Then There Were Three..." è stato del tutto accantonato
e lo stesso gruppo, dal tour del 78, non ha più eseguito
dal vivo nessuna sua canzone (tranne, per un breve periodo,
"Follow You Follow Me"). Al di là delle considerazioni,
la malinconia che aleggia su questi brani simboleggia in modo
inequivocabile il tramonto dell'era progressiva dei magici
70's.
6
gennaio 2001
Track
list:
1. Down And Out
2. Undertow
3. Ballad Of Big
4. Snowbound
5. Burning Rope
6. Deep In The Motherlode
7. Many Too Many
8. Scenes From a Night's Dream
9. The Lady Lies
10. Follow You Follow Me
I
commenti
Attilios 14 maggio 2002
Non so se il mio giudizio valga molto su questo
disco: esso è
infatti indissolubilmente legato all'aspetto
"mitico" che, col trascorrere
degli anni, ha assunto nella mia memoria la
cassetta pirata di ATTWT
(comprata da mio padre davanti all'Università)
che ascoltavo - avevo meno di
dieci anni - sull'autoradio della nostra scassata
FIAT 128 blu, con le
canzoni che erano state "sfumate",
ossia tagliate, dall'ignoto pirata per
farle entrare nella cassetta. Quindi per me
ascoltare il disco oggi
significa anche ascoltarlo in parte con le
orecchie di venti anni fa...
Forse è per questo che la canzone cui
sono maggiormente affezionato è
l'assurda "Follow you follow me"...In
ogni caso, anche un sordo si
renderebbe conto che i Genesis di "Selling"
o "Trick" erano un'altra entità,
ma il disco complessivamente mi piace, con
quel suo sound inconfondibilmente
anni '70 (forse qui un ruolo lo ha la nostalgia),
quando la musica non era
ancora il mondo totalmente corrotto e televisivo
di oggi. C'è da dire
comunque che proprio Collins è stato
uno dei massimi artefici di tale
spostamento verso una musica banale, di facciata,
soprattutto completamente
priva di contenuto e destinata a un pubblico
che i discografici ritengono
composto da semideficienti. Per tornare al
disco, mi piacciono anche le
canzoni più tipicamente "Banksiane"
come "Undertow", "Burning rope",
ma
anche "Many too many", da più
parti vituperata, e "Snowbound"
non mi
dispiacciono affatto.
maxmuccablu 25 marzo 2002
Non
ci siamo. Non c'e' una direzione precisa in
questo LP: quello che viene scambiato per
"varietà" e semplice puzzle di generi:
valgano ad esempio "Ballad of Big" e "Deep
in the Motherlode", che sembrano dei medley...
Solo Banks salva un po' la baracca con "Undertow",
"Burning Rope" e "The lady lies"(ottima),
ma scivola con "Scenes from..", anche se questa
e' in coabitazione con Phil
Anche se entrambi sono album di transizione,
non si puo' accostare questo a "Wind And Wuthering",
che è ben superiore, perchè ha una sua direzione
precisa, mentre "...And then" è, a tratti,
un mezzo pasticcio.
Se vi piacciono i Genesis "pop", allora è
meglio Duke, che almeno è più focalizzato
e compatto, e contiene delle piccole chicche
come "Turn it on again", "Heathaze" e "Duke's
travels" - qui i Genesis sanno in che direzione
andare.
C'e' anche da dire che Phil era in piena crisi
per il matrimonio, per cui non ha potuto aiutare
molto...è quasi un disco Banks/Rutherford
Cuiosità: è la loro penultima bella copertina
(insieme con "Duke"): Da ABACAB in poi sarà
una parata orrenda di cover di LP (e anche
di musica, purtroppo, in molti casi, ahimè!!!!)
MIRKO 18 febbraio 2002
And
Then è un buon lavoro ma sembra aver
perso la magica atmosfera di Selling England
e Nursery Crime(a mio avviso autentiche opere
d'arte).Tuttavia "Down and out"
vanta uno dei più bei solo di Banks
al synth,Collins ci trascina con le sue ritmiche
fantasiose e Rutherford fa egregiamente la
sua parte,pur non riuscendo a sostituire l'estro
di Steve Hackett.Gli arrangiamenti echeggiano
le terre "progressive",oramai sempre
più lontane,cedendo il posto a sonorità
nuove.
Francesco 12 febbraio 2002
Io
direi che tutti i dischi dei genesis, almeno
fino a duke perchè li ho ascoltati
fino a questo, sono eccezzionali, mettendo
in chiaro le differenze tra gli album con
Peter Gabriel e quelli senza di lui; e poi
smettiamola di lamenterci, perchè sappiamo
bene che gruppi come i genesis non esisteranno
più, quindi godiamoceli fino in fondo
e cercando di capire quello che ci vogliono
trasmettere con i loro "CAPOLAVORI"!!!!
AntonioK
5 ottobre 2001 un
disco certamente controverso ma non proprio
da
buttare...Down and out ad esempio è
una piacevole sorpresa, Many too many è
una struggente canzone melodica e The lady
lies ha ancora qualche lieve accento progressivo.Follow
you follow me,posta alla fine dell'album,
sembra quasi un corpo estraneo,triste presagio
di un certo modo pop che Phil Collins avrebbe
esasperato negli anni a venire.Sicuramente
si avverte l'assenza di Steve Hackett, le
canzoni abbondano delle tastiere di Tony Banks
e il ritmo a volte è confuso e caotico
(es. Ballad of Big, Deep in the motherlode).
DavideS 30 agosto 2001
Mi
riallaccio all'ultimo commento di Enzo giusto
per precisare che, al di la delle scenette
e dell'istrionismo più o meno apprezzato
di Collins, il musicista maggiormente dotato
di tecnica nel gruppo é sempre stato
proprio Phil. Strumentista con chiare influenze
jazz, votato all'improvvisazione, ha visto
frenato il suo desiderio proprio dal troppo
perfezionismo (accademia?) e dalla scarsa
attitudine esplorativa, tipicamente progressive,
dei suoi compagni. Un problema che anche l'incredibile
Brudford soffriva in seno agli Yes e che lo
portò a cercare le dissonanze e i rischi
dei King Crimson.
ENZO 28 luglio 2001 L'INIZIO
DELLA FINE.PARTITO HACKETT IL GRUPPO HA VISSUTO
SUI RIFLESSI DELLA LUCE EGEMONE DI COLLINS
CHE CON LE SUE SCENETTE MONOPOLIZZAVA L'ATTENZIONE
DI TUTTI A DISCAPITO DEGLI ALTRI 2
CHE TECNICAMENTE ERANO PIU'PREPARATI.HACKETT
LO CAPI'E SI TIRO'FUORI.1999:AVETE VISTO TUTTI
COME E'ANDATA A FINIRE ?
umby 26 maggio 2001
Stupenda
in quest'album "The lady lies" che
dimostra come Phil Collins non abbia proprio
nulla da invidiare a Peter Gabriel come storyteller.
Questo soprattutto per rispondere ai detrattori
di Phil Collins come vocalist, di certo assai
più espressivo e profondo di quanto
possano pensare i fanatici del periodo Gabriel.
dany
9 aprile 2001
Sicuramente
questo è un album che rappresenta un periodo di
transizione tra i "gloriosi e originali" e i
"nuovi e pop-commerciali" Genesis.
Ma nonostante la perdita degli insostituibili Peter Gabriel
(prima) e Steve Hackett (poi) i Genesis danno prova di
ineguagliabili sonorità, un po' meno ricche e originali
dei precedenti album, ma che riescono a dare delle belle
emozioni.
L'unica hit è "Follow You Follow Me"
ma non trascurerei neanche la suggestiva "Undertow",
le romantiche "Snowbound" e "Many too Many",
e le canzoni che ancora non fanno dimenticare l'art rock
cioè "Down and Out" "Burning Rope"
e "Deep In The Motherlode".
In definitiva anche se molti considerano poco questo album
perchè troppo ibrido, io direi che proprio la mescolanza
di diverse correnti musicali fanno di questo album veramente
unico (nel bene e nel male).