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GENESIS
And Then There Were Three (Charisma, 1978)
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di Paolo Ansali scrivi un'email

Genesis - And Then There Were Three "...And Then There Were Three.." è forse il disco più indefinibile dei Genesis, certamente il pìù dimenticato. Giunse in un momento molto particolare, dopo l'abbandono di Steve Hackett e l'arrivo del punk, con il trio indeciso se svoltare sul pop o continuare su temi complessi. Il risultato è un lavoro ibrido, con molte melodie miste ad echi del glorioso passato.L'unica traccia del disco che tutti ricordano è la zuccherosa cantilena "Follow You Follow Me" mentre nelle restanti canzoni ci sono gli ultimi scampoli progressive del periodo. L'incalzante "Down And Out" (con un pazzesco tempo in 10/8) e "Burning Rope". sembrano ricollegarsi al periodo di " A Trick Of The Tail" e "Wind And Wuthering" anche se lì era la splendida chitarra di Hackett a fare la differenza.

Tra i momenti soft spicca la dolcezza di "Undertow" e la sommessa "Say It's All Right Joe", triste storia di un ubriacone fallito. Non male anche la soffusa "Many Too Many" e il potente ritmo cadenzato di "Deep In The Motherlode" dove si mettono in evidenza la batteria di Collins e le tastiere inconfondibili di Tony Banks. Abile al basso, Mike Rutherford fa quello che può come chitarrista solista. Con il successivo "Duke" i Genesis acquisiranno parecchi nuovi fans mentre i vecchi appassionati torneranno a (ri)ascoltarsi i vecchi capolavori senza avventurarsi oltre le "colonne d'Ercole" di "Seconds Out". Da allora "...And Then There Were Three..." è stato del tutto accantonato e lo stesso gruppo, dal tour del 78, non ha più eseguito dal vivo nessuna sua canzone (tranne, per un breve periodo, "Follow You Follow Me"). Al di là delle considerazioni, la malinconia che aleggia su questi brani simboleggia in modo inequivocabile il tramonto dell'era progressiva dei magici 70's.


6 gennaio 2001


Track list:


1. Down And Out
2. Undertow
3. Ballad Of Big
4. Snowbound
5. Burning Rope
6. Deep In The Motherlode
7. Many Too Many
8. Scenes From a Night's Dream
9. The Lady Lies
10. Follow You Follow Me



I commenti
 
Attilios
14 maggio 2002
Non so se il mio giudizio valga molto su questo disco: esso è
infatti indissolubilmente legato all'aspetto "mitico" che, col trascorrere
degli anni, ha assunto nella mia memoria la cassetta pirata di ATTWT
(comprata da mio padre davanti all'Università) che ascoltavo - avevo meno di
dieci anni - sull'autoradio della nostra scassata FIAT 128 blu, con le
canzoni che erano state "sfumate", ossia tagliate, dall'ignoto pirata per
farle entrare nella cassetta. Quindi per me ascoltare il disco oggi
significa anche ascoltarlo in parte con le orecchie di venti anni fa...
Forse è per questo che la canzone cui sono maggiormente affezionato è
l'assurda "Follow you follow me"...In ogni caso, anche un sordo si
renderebbe conto che i Genesis di "Selling" o "Trick" erano un'altra entità,
ma il disco complessivamente mi piace, con quel suo sound inconfondibilmente
anni '70 (forse qui un ruolo lo ha la nostalgia), quando la musica non era
ancora il mondo totalmente corrotto e televisivo di oggi. C'è da dire
comunque che proprio Collins è stato uno dei massimi artefici di tale
spostamento verso una musica banale, di facciata, soprattutto completamente
priva di contenuto e destinata a un pubblico che i discografici ritengono
composto da semideficienti. Per tornare al disco, mi piacciono anche le
canzoni più tipicamente "Banksiane" come "Undertow", "Burning rope", ma
anche "Many too many", da più parti vituperata, e "Snowbound" non mi
dispiacciono affatto.


maxmuccablu 25 marzo 2002
Non ci siamo. Non c'e' una direzione precisa in questo LP: quello che viene scambiato per "varietà" e semplice puzzle di generi:
valgano ad esempio "Ballad of Big" e "Deep in the Motherlode", che sembrano dei medley...
Solo Banks salva un po' la baracca con "Undertow", "Burning Rope" e "The lady lies"(ottima), ma scivola con "Scenes from..", anche se questa e' in coabitazione con Phil

Anche se entrambi sono album di transizione, non si puo' accostare questo a "Wind And Wuthering", che è ben superiore, perchè ha una sua direzione precisa, mentre "...And then" è, a tratti, un mezzo pasticcio.

Se vi piacciono i Genesis "pop", allora è meglio Duke, che almeno è più focalizzato e compatto, e contiene delle piccole chicche come "Turn it on again", "Heathaze" e "Duke's travels" - qui i Genesis sanno in che direzione andare.

C'e' anche da dire che Phil era in piena crisi per il matrimonio, per cui non ha potuto aiutare molto...è quasi un disco Banks/Rutherford

Cuiosità: è la loro penultima bella copertina (insieme con "Duke"): Da ABACAB in poi sarà una parata orrenda di cover di LP (e anche di musica, purtroppo, in molti casi, ahimè!!!!)



MIRKO 18 febbraio 2002
And Then è un buon lavoro ma sembra aver perso la magica atmosfera di Selling England e Nursery Crime(a mio avviso autentiche opere d'arte).Tuttavia "Down and out" vanta uno dei più bei solo di Banks al synth,Collins ci trascina con le sue ritmiche fantasiose e Rutherford fa egregiamente la sua parte,pur non riuscendo a sostituire l'estro di Steve Hackett.Gli arrangiamenti echeggiano le terre "progressive",oramai sempre più lontane,cedendo il posto a sonorità nuove.


Francesco 12 febbraio 2002

Io direi che tutti i dischi dei genesis, almeno fino a duke perchè li ho ascoltati fino a questo, sono eccezzionali, mettendo in chiaro le differenze tra gli album con Peter Gabriel e quelli senza di lui; e poi smettiamola di lamenterci, perchè sappiamo bene che gruppi come i genesis non esisteranno più, quindi godiamoceli fino in fondo e cercando di capire quello che ci vogliono trasmettere con i loro "CAPOLAVORI"!!!!


AntonioK 5 ottobre 2001
un disco certamente controverso ma non proprio da
buttare...Down and out ad esempio è una piacevole sorpresa, Many too many è una struggente canzone melodica e The lady lies ha ancora qualche lieve accento progressivo.Follow you follow me,posta alla fine dell'album, sembra quasi un corpo estraneo,triste presagio di un certo modo pop che Phil Collins avrebbe esasperato negli anni a venire.Sicuramente si avverte l'assenza di Steve Hackett, le canzoni abbondano delle tastiere di Tony Banks e il ritmo a volte è confuso e caotico (es. Ballad of Big, Deep in the motherlode).



DavideS
30 agosto 2001
Mi riallaccio all'ultimo commento di Enzo giusto per precisare che, al di la delle scenette e dell'istrionismo più o meno apprezzato di Collins, il musicista maggiormente dotato di tecnica nel gruppo é sempre stato proprio Phil. Strumentista con chiare influenze jazz, votato all'improvvisazione, ha visto frenato il suo desiderio proprio dal troppo perfezionismo (accademia?) e dalla scarsa attitudine esplorativa, tipicamente progressive, dei suoi compagni. Un problema che anche l'incredibile Brudford soffriva in seno agli Yes e che lo portò a cercare le dissonanze e i rischi dei King Crimson.


ENZO
28 luglio 2001
L'INIZIO DELLA FINE.PARTITO HACKETT IL GRUPPO HA VISSUTO SUI RIFLESSI DELLA LUCE EGEMONE DI COLLINS CHE CON LE SUE SCENETTE MONOPOLIZZAVA L'ATTENZIONE DI TUTTI A DISCAPITO DEGLI ALTRI 2
CHE TECNICAMENTE ERANO PIU'PREPARATI.HACKETT LO CAPI'E SI TIRO'FUORI.1999:AVETE VISTO TUTTI COME E'ANDATA A FINIRE ?



umby
26 maggio 2001

Stupenda in quest'album "The lady lies" che dimostra come Phil Collins non abbia proprio nulla da invidiare a Peter Gabriel come storyteller. Questo soprattutto per rispondere ai detrattori di Phil Collins come vocalist, di certo assai più espressivo e profondo di quanto possano pensare i fanatici del periodo Gabriel.



dany 9 aprile 2001
Sicuramente questo è un album che rappresenta un periodo di transizione tra i "gloriosi e originali" e i "nuovi e pop-commerciali" Genesis.
Ma nonostante la perdita degli insostituibili Peter Gabriel (prima) e Steve Hackett (poi) i Genesis danno prova di ineguagliabili sonorità, un po' meno ricche e originali dei precedenti album, ma che riescono a dare delle belle emozioni.
L'unica hit è "Follow You Follow Me" ma non trascurerei neanche la suggestiva "Undertow", le romantiche "Snowbound" e "Many too Many", e le canzoni che ancora non fanno dimenticare l'art rock cioè "Down and Out" "Burning Rope" e "Deep In The Motherlode".
In definitiva anche se molti considerano poco questo album perchè troppo ibrido, io direi che proprio la mescolanza di diverse correnti musicali fanno di questo album veramente unico (nel bene e nel male).


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