Poteva andare peggio un’estate con gli
Interpol e gli Editors come colonna sonora. Non è che
entrambe le bands siano molto solari, è evidente,
men che meno adatte per uno spupazzamento in
riva al mare o per essere sparate a palla nello
stereo in un avventuroso viaggio on the road.
Certo, se si accende la radio si manifestano
ancora i tormentoni, gli “eeeh eeeh” di
Rihanna valgono ancora qualcosa e fra dieci anni
assumeranno le vesti odierne delle declamazioni
amatorie di Haddaway (“Oh baby, don't hurt
me Don't hurt me, no more”): terribilmente
fissate nello spazio e nel tempo e per questo
dannatamente nostalgiche. Ma oggi è tempo
di analizzare i passi in avanti (o indietro?)
degli Editors, e questo ci basta.
Facciamo i
democristiani: né l’uno né l’altro,
gli Editors sono (quasi) fermi immobili e parrebbero
degli allievi della mitologica "Teoria del
Semaforo" enunciata da Corrado Guzzanti/Romano
Prodi al Pippo Kennedy Show. Qualcuno ad esempio
deve aver detto loro che, nonostante la smaccata
derivazione dagli Interpol del loro primo “The
Back Room”, il riff di chitarra sulle note
alte di “Munich” era perfettamente
riconoscibile. Detto fatto, ora quel format è applicato
ad almeno quattro pezzi di questo “An End
Has A Start”.
Oddio, qualche minuscolo
spostamento c’è, si nota un accentuarsi
di certi stilemi epici (che ben si confanno alla
voce enfatica di Tom Smith) che si associano
ad una (leggera) spinta romantico-nostalgica (soprattutto nel singolo “Smokers outside
the hospital doors”), ma non è roba
che possa far gridare ad una evoluzione del suono,
come molti critici hanno in realtà affermato.
Una evoluzione è ben altro, ci dev’essere
un minimo salto nel vuoto con il paracadute dell’esperienza
precedente, mentre qui gli Editors non fanno
né bungee jumping né deltaplano.
Tutto lo sporco lavoro se lo accollano dunque
le pur sempre decorose e presentabili canzoni
(sul livello di scrittura non si erano poste
riserve nemmeno nella recensione del precedente “The
Back Room”), ascoltabili, dignitose, di
segnalabile fattura (se ne cita una per tutte, “Escape
the nest”, un groppo in gola in musica).
Ma non si va oltre.
Tutti fermi davanti al semaforo. “Il
Semaaaaforo”.
1. Smokers outside the hospital doors
2. An end has a start
3. The weight of the world
4. Bones
5. When anger shows
6. The racing rats
7. Push your head towards the air
8. Escape the nest
9. Spiders
10. Well word hand