Affrontare
questo disco mi ha costretto a usare particolare
cautela. So che non ci si dovrebbe fare influenzare,
ma non è facile. Il signore che rappa su
"Amethyst Rock Star" sarà anche
al debutto discografico, ma il nome è ben
noto. Poeta di strada, e poeta acclamato vincitore
al Nuyorican Poet Cafe, nel '96. Protagonista di
"Slam", vincitore al Sundance nel '98.
E rapper d'occasione. Non è nuovo qua a Kalporz.
Tra gli altri ha collaborato con Mike
Ladd, ma soprattutto ricordo la sua partecipazione
al primo "Lyricist Lounge". Bel curriculum,
e Saul WIlliams deve ancora compiere trent'anni...
Capirete con che rispetto ci si debba accostare
a tanto talento. Ma il rap è un gioco strano.
Può portare lontano o schiacciarti sull'asfalto.
Ebbene, "Amethyst Rockstar" ci restituisce
un Saul Williams un po' malconcio...
Ispirazione variegata, esplorazione dei generi,
pendolando fra hip hop e hard rock. Pardon, credo
che la denominazione corretta debba essere 'nu-metal'.
Insomma, c'è quando rappa e quando canta.
E quando recita. Un paio di tracce sono autentici
recitativi, e tra queste la chilometrica "Our
Father". Un simil-sermone protestante, e
il pezzo dove meglio si esibisce la classe del
poeta Saul Williams con le parole. "Our Father",
subito seguita da "Wine", che invece
rende bene la fatica di mettere a fuoco l'ispirazione
per uno spirito tanto irrequieto. Un misto di
pop, spoken-music e influenze melodiche black.
Una cosa del genere l'avevano fatta i Soul Coughing
col jazz. Solo che loro l'avevano fatta bene...
"Wine" invece mette in piazza tutto
il caos di questo "Amethyst Rock Star".
Il cui valore superiore sta ovviamente nei testi.
Se acquisterete il cd li troverete trascritti,
e è una gioia. Una risposta a chi si lagna
del 'money-drug-bitches', della violenza e dell'ottusità
di molto rap d'oggidì. Ma rap e messaggio,
potrà sembrare strano, non sono una cosa
sola. Il rap prospera anche nel dissin', nell'autocelebrazione,
in testi dall'ottusità a volte spaventosa.
Tant'è, di menti illuminate l'hip hop ne
ha conosciute. I due pilastri intanto, Chuck D
(Public Enemy) e KRS One. Ma anche il rap intelligente
dei Native Tongues, e il "Dio" Rakim.
Una piccola folla di talenti che però parlavano
in musica. La musica, compagna e nemica di Saul
Williams.
"Amethyst Rock Star" decisamente non
è venuto bene. Tra tutte si salva solo
"Om Nia Merican", con qualche sforzo.
Cosa che non ammorbidisce il giudizio. Anche se
qualche qualità deve averla, oltre al peso
straordinario del messaggio. Dico questo perché
la comunità musicale è rimasta spiazzata.
Chi ne ha osannato l'inventiva e il carisma, e
chi lo ha trattato da sbruffone narciso innamorato
della sua stessa voce. D'altra parte, tra i suoi
mentori Saul schiera una personalità gigantesca
dell'hip hop. Ha creduto in lui Rick Rubin (Beastie
Boys, RUN DMC...).
E Rick di solito ha ragione... Il vero guaio,
alla fine, è che non si poteva lasciare
"Amethyst Rock Star" sugli scaffali,
resistendo all'aura di Saul.
1.
La La La
2. Penny For a Thought
3. Robeson
4. Tao Of Now
5. Fearless
6. Untimely Meditations
7. Om Nia Merican
8. 1987
9. Coded Language
10. Our Father
11. Wine