Se i ragazzini, fuori fuoco e senza volto, della
copertina di questo “Un altro giorno d’amore”,
debutto dei piemontesi Kessler, avessero immaginato
che ad attenderli stava il mondo adulto, il suo
vuoto e la sua paranoia, probabilmente non avrebbero
voluto crescere. E allora se ne stanno lì,
intrappolati in una foto senza essere meglio definiti,
mentre i loro corrispettivi adulti urlano il loro
disagio su fondi di melodia e rumore.
I Kessler tentano di unire questi due mondi contrapposti,
con l’aiuto di Riccardo Tesio dei Marlene
Kuntz alla produzione, ma vi riescono solo
per metà disco: nella prima parte sono
lucidi, compatti, ispirati e ben poco derivativi;
dalla metà in poi sono l’ombra di
loro stessi, banali, forzati e stereotipati come
il peggiore cliché. Ed è un peccato,
perché all’inizio dimostrano di saper
suonare, e molto bene, anche: la carica di “Teoria
del vuoto”, la citazione del secondo Brizzi
presente nella tensione erotica di “Bastogne”,
le vibrazioni industriali di “Sintomi”
e la lentezza minacciosa di “Come mosche”
raccontano di una band che getta un efficace ponte
tra i Marlene di “Che cosa vedi” e
i Nine Inch Nails di “With
teeth”.
Poi, la prima avvisaglia di cedimento: l’impostazione
vocale di “Strani giorni” ricalca
pedissequa quella di Godano, ed é l’ultimo
momento buono prima del crollo. Da “Diva”
in poi, ai Kessler subentra una band da oratorio,
di quelle che sfogano nervi e ormoni scrivendo
canzoni a cui guarderanno con imbarazzo negli
anni a venire. A parte il bel hook melodico di
“Altromondo”, è una strage:
le urla forzate di “Verità assolute”,
lo scimmiottamento totale dei Marlene Kuntz in
“Lentamente” (un ritornello da fucilazione…),
le banalità dei testi… È un
peccato, davvero, perché il talento c’è;
la capacità di essere originali, volendo,
anche. Ma purtroppo, forse, i Kessler speravano
che i critici avrebbero ascoltato solo la prima
metà dell’album per trarne un giudizio
buono. E invece non c’è i-Pod o download
che tenga: esiste ancora chi i dischi li ascolta
dall’inizio alla fine. E davanti a opere
come queste, pur riconoscendone onestà
e capacità, riesce solamente ad irritarsi.
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Marlene Kuntz - le
recensioni
Nine Inch Nails - With
Teeth