Non
si può tacere l'uscita della ristampa del
monumentale triplo di Harrison, uscito in origine
nell'ormai lontano novembre 1970. Forse per sottolineare
questo lungo arco di tempo passato, la cover originale
viene ripresentata con smaglianti colori, abbandonando
l'affascinante bianco e nero, con una scelta stilistica
a mio avviso discutibile. Probabilmente ci sarà
l'onnipresente marketing di mezzo. Passiamo in ogni
caso a raccontare il contenuto di quello che è
senza ombra di dubbio il capolavoro dell'ex chitarrista
solista dei Beatles, in grado di rivaleggiare in
bellezza con "Imagine"
e "Plastic Ono Band" di Lennon e perfino
superare la maggiorparte delle opere di McCartney,
ricche di gemme inestimabili ma mai completamente
omogenee.
"All Things Must Pass" (un titolo che
ha impresso il trauma da separazione post-Beatles)
è uno di quei dischi che possiedono un'alchimia
magica, pieno di passione, di misticismo, attraversato
da una vena creativa irripetibile. Ascoltandolo,
si rimane gioco forza sorpresi della potenza espressiva
di George, relegato sempre in secondo piano durante
l'avventura del gruppo di Liverpool. Sicuramente
"Quei Due" dovevano essere dei tipi
da prendere con le molle, troppo impegnati a superarsi
a vicenda per prestare attenzione al timido e
più giovane Harrison. Solo verso la fine
dell'epopea si erano notate importanti composizioni
del chitarrista, fra le quali "Here Comes
the Sun" e "Something", ambedue
stelle accecanti nel cielo di "Abbey Road".
E' chiaro quindi che Harrison aveva accumulato
una buona quantità di canzoni e che aspettava
solamente il momento per pubblicarle. With a little
help of many famous friends (Ringo, Klaus Voormann,
Billy Preston, Gary Brooker, Dave Mason, Eric
Clapton e tutta la sua band ) e con la produzione
elegante di Phil Spector "All Things Must
Pass" è uno spettacolo sonoro, con
capolavori che si rincorrono traccia dopo traccia.
Perfino Bob Dylan lascia due testimonianze, la
opening track (firmata con lo stesso George) e
"If not for You", puro omaggio all'amico
di epiche fumate. "My Sweet Lord" diviene
il pezzo guida dell'album, grandioso successo
a 45 giri, peccato che si rivelerà un plagio
della vecchia "He's so Fine" delle Chiffons.
Le perle da segnare sul calendario sono però
altre: la maestosa ed emozionante "Isn't
it a Pity", la tesa e bellissima "Beware
of Darkness", la title track (imponente e
cosmica), la saltellante e circospetta "I
Dig Love", la paradisiaca "Ballad of
Sir Frankie Crisp (let it roll)".
Nella ristampa troviamo versioni alternative
e demo di alcune tra le canzoni originali ed un'edizione
2000 di "My Sweet Lord". Essenziale
è il fatto che un'opera di tale portata
venga salvata dall'oblio e riproposta al pubblico
odierno. Una domanda che è anche un dubbio:
ma a questo "pubblico odierno" potrà
mai fregare qualcosa di Sir George Harrison?
DISC
1:
1. I'd Have You Anytime
2. My Sweet Lord
3. Wah-Wah
4. Isn't it a Pity
5. What is Life
6. If not for You
7. Behind that Locked Door
8. Let it Down
9. Run of the Mill
10. I Live for You
11. Beware of Darkness
12. Let it Down
13. What is Life
14. My Sweet Lord (2000)
DISC 2:
1. Beware of Darkness
2. Apple Scruffs
3. Ballad of Sir Frankie Crisp (Let it roll)
4. Awaiting on You All
5. All Things Must Pass
6. I Dig Love
7. Art of Dying
8. Isn't it a Pity (version 2)
9. Hear me Lord
10. It's Johnny Birthday
11. Plug Me In
12. I Remember Jeep
13. Thanks for the Pepperoni
14. Out of the Blue
I
commenti
zapata 14 novembre 2003
george
solo per la stampa era in secondo piano...
non per i suoi compagni... era quello che
teneva le fila del discorso (musicale ed umano)...
lo stesso George Martin dira' del chitarrista...
"George non aveva potere nel gruppo... aveva
INFLUENZA" ed infatti molte delle sperimentazioni
sonore partivano da lui (il soul, l'india
ecc)... george e' stato il creatore degli
stilemi pop del chitarrismo, ma non solo,
odierno senza mai cadere nel banale... un
autentico gigante della musica pop!!!
Dave Lees 7novembre 2003 E'
l'Album-testamento del grande e troppo sottovalutato
George. Per chi vuole avere uno dei migliori
20 album pop-rock degli ultimi 40 anni, l'acquisto
è indispensabile. Qui c'è magia
musicale pura, perizia chitarristica a più
colori (acustica, slide, elettrica per mano
di Harrison e di qualche altro illustre collega-amico)...brillante,
filosofico, ispirato. Ma oggi come oggi anche
commovente. Grazie George. Hare Krishna.
Lello Beatlemaniaco 1 agosto 2002
Stilisticamente perfetto, grande lucidità
e raffinatezza, beh,
come George ci ha sempre abituati, regge e
supera benissimo il confronto con
Imagine di John "The genius" Lennon,
era inimitabile, mi manca...
nickgimour 15 luglio 2002
Questo
disco è la riscossa di George che,
purtroppo, per molti
motivi, ha vuto un ruolo "marginale"
nelle scorribande dei Fab Four.
Il disco ricalca la potenzialità espressiva
di Harrison, già note in
capolavori come "While my guitar gently
weeps" e "Something".
Mi chiedo solo che se Harrison avesse avuto
l'opportunità o la creatività
di
scrivere più pezzi durante gli anni
'60 con i Beatles.. cosa sarebbe
accaduto?
Chitarrista e compositore dolce e allo steso
tempo sopraffino, riesce ad
incantare con pbrani come "All Things
Must Pass" e "Beware of Darkness"..
non c'è null'altro da dire..è
stato un grande..
Grazie
di cuore George..
vero 1 febbraio 2002
Credo
ke George meriti molto di più di ciò
ke gli è stato fatto in memoria. Cmq
questo album è magnifico e non c'è
una canzone ke meriti più di quella
dopo, sono tutte incomparabili. Kredo ke siano
poki oggi quelli ke ascoltino questa musica,
ma non mi importa, perkè a me da delle
emozioni fantastiche. La copertina di My Sweet
Lord (non so se l'avete comprato) è
bellissima, il fiore aperto sul lago... veramente
fantastico. Ho solo 14 anni, ma amavo, amo
e amerò Geroge per sempre, perkè
è uno dei poki ke riesce a farmi sempre
star bene con la sua musica, MI MANCA DA MORIRE.
Cmq vabbè, il cd compratelo se non
lo avete, perkè kredo ke un ascolto
lo meriti e mi rivolgo soprattutto a quelli
ke kome la maggior parte dei miei amici ascoltano
solo musica moderna (dance, house, hard-core
ecc.)perkè cambierete idea molto presto!!!
CMQ GRAZIE GEORGE PER LA MUSICA E PER LA FANTASTICA
PERSONA KE ERI, ANZI KE SEI E SARAI SEMPRE.
po' boy 10 dicembre 2001
no,George.Almeno
per noi,tu non passerai mai.
Gran burattinaio 4 dicembre 2001
Ieri
Fabio Volo ha parlato di questo disco in seguito
alla morte
dell'ex Beatle.L'ho scaricato tutto da Internet,
ed ho pensato che finora
avevo perso una grande occasione. Grazie Fabio,
ma soprattutto ciao George
eph 2 dicembre 2001
CHiedo
scusa, la mia non vuole essere una recensione,
ma un
messaggio d'addio per George. Ascolterò
questo disco al più presto, per ora
non riesco a fare a meno di "Old brown
shoe", "Something", "Here
comes the sun", "While my guitar..."
Francesco de Totaro 4 giugno 2001
Volevo
solo dire grazie a George per questo capolavoro,
che
per me
rimane il miglior album in circolazione!Peccato
solo che di questa
ristampa
non se ne sia sentito parlare molto in giro!Ah
dimenticavo, secondo me
My
sweet lord non è per niente un plagio,
finiamola di dire ipocrisie,
provate
piuttosto ad ascoltare le due canzoni e vedrete!
sixio 8 aprile 2001
Bisogna
fare in modo che il pubblico attuale si avvicini
a questa musica, non possiamo continuare in
questo modo, sono anni che non compro un disco
contemporaneo, ma non ho mai smesso di acquistare
buona musica. Bisogna educare, il materiale
non manca.