La proposta musicale di un gruppo come i Crosbi
andrebbe apprezzata anche solo per il fatto di
essersi scelta come nume tutelare un gruppo tanto
dimenticato e sottovalutato quanto decisivo nella
storia del rock inglese dell’ultimo quindicennio:
i La’s (quelli di “There she goes”, ve li ricordate?).
E’ infatti innegabile la somiglianza tra la voce
ispida e tagliente di Lee Mavers e quella di Andy
James, insieme al fratello Steve alla guida di
questo interessante quartetto proveniente da Wrexham,
che è già riuscito ad attirare l’attenzione
di nomi importanti dello stardom britannico come
Inspiral Carpets, Happy Mondays e Steve Lamacq
(BBC radio).
Registrato ai Rockfield Studios di Monmouth,
in Galles (dove, tra gli altri, hanno preso corpo
“What’s The story Moring Glory” degli Oasis e
“Bohemien Rhapsody” dei Queen) e prodotto da Phil
Ault e Steve Bush (già con gli Sterophonics, altra
importante influenza nel suono della band), questo
“All in” non finirà certo nelle graduatorie
o nei consuntivi di fine anno come miglior album
di una band britannica esordiente, ma al tempo
stesso risulta innegabile la bontà e la
solidità di alcune sue composizioni, soprattutto
quelle contenute nella prima parte del lavoro.
Una canzone come “Hellayou” sarebbe infatti potuta
diventare un tormentone radiofonico contagioso
e micidiale, grazie al suo passo strascicato e
ad un ritornello di grande intensità emotiva che
fa forse venire in mente il lirismo sussurrato
e ciondolante di alcuni dei momenti più ispirati
di “The Runnaway Found”, il primo disco dei Veils.
Altra influenza facilmente avvertibile è
quella degli Starsailor, soprattutto nell’atmosfera
spesso brumosa e gocciolante che permea il suono
dell’album conferendogli quel caratteristico retrogusto
inglese che potrebbe fare la gioia di alcuni così
come la rabbiosa disperazione di altri…
Pezzi come “Coastline”, “Got and Show Me” o “Sonny”
hanno comunque parecchia aria nei polmoni e si
inerpicano vivaci e gioiosamente schitarranti
su agilissimi intarsi mod che non deluderanno
i seguaci del verbo Who (omaggiati con una non
propriamente memorabile cover di “Substitute”,
facente parte della coda di tre bonus tracks che
impreziosiscono l’edizione italiana del disco).
Forse si obbietterà che l’album è un po’
troppo omogeneo (in alcuni casi persino piatto)
e che il gruppo, vista anche la verde età,
non riesca ancora a variegare sufficientemente
la gamma di soluzioni melodiche e strutturali
a propria disposizione, ricorrendo spesso a trovate
un po’ scolastiche e prevedibili. Ma tra un ammiccamento
ai Suede ( “She got Soul”) e un altro ai James
(“Someway”), i Crosbi riescono comunque a confezionare
un prodotto dignitoso capace di divertire, pur
rimanendo all’interno dei rassicuranti confini
di una gloriosa tradizione e di un canone estetico
e concettuale mai messo davvero in discussione.
La speranza è che dopo quello che la stesso
gruppo considera una sorta di rituale di attraversamento
delle proprie intime radici musicali, i Crosbi
riescano infine a mettere a punto una voce del
tutto autonoma e riconoscibile, che sappia spingersi
oltre il semplice esercizio di ammirazione. La
materia prima non manca.
collegamenti su MusiKàl!
Oasis - Dont'
Believe The Truth
Oasis - Heathen
Chemistry
Oasis - Familiar
To Millions
Queen - A Night
At Opera
Starsailor - Concerto
a Milano (26-5-2002)
Starsailor - Love
Is Here
Suede - Concerto
al Propaganda (MI)
The Who - Concerto
all'Arena (Verona)
The Who - Endless
Wire
The Who - Hyde
Park Calling Festival (Londra)
The Who - The
Who Sell Out
Veils - Nux
Vomica
Stereophonics - Language.
Sex. Violence. Other?
Stereophonics - Just
Enough Education to Perform