Esordire a 19 anni è senz'altro atipico,
almeno da noi; se poi il debutto discografico
vince il prestigioso Premio Ciampi, e se la critica
saluta Valentina come un nome in grado di affiancare
degnamente Carmen Consoli e Cristina
Donà nel panorama del nostro rock al
femminile, l'ascolto si impone.
Un talento brillante ed eclettico, quello della
Gravili, sicuramente esaltato dalla produzione
estrosa di Amerigo Verardi, in grado di esprimersi
nell'arco di queste dieci canzoni dagli umori
e dalle sonorità variegate ma decisamente
personali, accattivanti dal punto di vista melodico
ma non per questo prive di spigoli e di soluzioni
devianti.
Il titolo del disco è una citazione da
"Il barone rampante" di Calvino, e spiega
bene i contenuti dei testi, per la maggior parte
incentrati sul rapporti tra uomo e donna, tra
sensibilità diverse che si scontrano, si
amano, combattono tra loro.
Stupisce la varietà dei suoni: dalle minacciose
emozioni di "Dissacrante sarcasmo" al
pop chitarristico di "Prati", dal lirismo
soffice di "Velo" ai pieni di "Chiudo",
alle deviazioni punk 'n roll della trascinante
"Masticando nuvole", fino al turbine
di samples che avvicina "Tutto torna"
al repertorio dei Garbage (impreziosita da una
colta citazione da "La sagra della primavera"
di Stravinskij), ogni brano riflette una diversa
sfaccettatura di una già ricca personalità
musicale.
L'unica critica riguarda i testi, che risultano
a volte poco fluidi e forzatamente complessi;
una capacità di emozionare anche attraverso
le parole che si dimostra matura solo a tratti,
come nella semplicità delle immagini evocate
dalla bellissima "Luna quadra", non
a caso l'episodio più riuscito.
"Alle ragazze nulla accade a caso"
è un esordio maturo e coinvolgente; peccato
che in pochi, anche a causa di un'attività
live non proprio frenetica, abbiano avuto modo
di rimanere affascinati dalle sue trame oblique
e dal talento di questa ragazza, sì giovane
ma già in grado di raccogliere consensi
tra gli appassionati del migliore pop- rock d'autore.
Da scoprire!
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