Preceduto dall'EP omonimo,
i Romislokus capitanati da Yuri Smolnikov danno
alla luce anche il fratello maggiore.
In "All Day Home" vengono reinseriti
tutti e cinque i brani del mini: l'energica "Cool",
particolare fusione di pop, rock progressive ed
elettronica, la soffusa "If" che sembra
una ballata alla Nick
Cave avvolta in una coperta ambient con sprazzi
di psichedelia a pungere con regolarità,
l'eccellente "Freedom" dove si incontrano
distorsioni, asperità, aperture orchestrali,
pause di riflessione acustica e technopop, "I'm
tired" col suo funky/dark/prog e "Persici",
col suo straniante cantato italiano e la sua aria
candidamente pop.
Il lavoro sulla lunga distanza mostra una band
agguerrita e decisa a giocarsi le sue carte con
consapevolezza e intelligenza. La marcetta robotica
di "Dreg" è sempre accompagnata
da uno stuolo di tastiere angosciante e da un
basso cupo, mentre la chitarra si fa largo in
uno spazio siderale dove rintoccano, lontane e
ancestrali, campane. Il brano ha ora le perfette
cadenze di una marcia militare new-wave, prima
che la chitarra slide voli verso lidi ignoti e
che il tutto si interrompa facendo spazio ad un'elettronica
ovattata a far da preludio al ritornello tra l'arabeggiante
e il distorto. A chiudere tutto arriva, pacificante
ma misterioso, il violoncello di Irina Yunakovskaya.
Un mondo rarefatto presentato a occhi vergini
in appena quattro minuti e mezzo.
Dopo aver parlato dell'italiano di "Persici"
eccoci arrivare al francese di "L'amour",
dove l'ossessività di basso batteria e
chitarra è spezzata da suoni bizzarri e
improbabili: certamente uno dei brani meno ispirati
del lotto, curioso ma incapace di spiccare realmente
il volo.
Inflessioni country in "Name", che
ricorda certo doo-woop alla Linda Scott con riferimenti
a personaggi come Ben E. King e Roy Orbison e
un'attitudine da pop epico. Anche qui, come da
copione, la ritmica si fa improvvisamente più
sincopata: una delizia di neanche tre minuti.
Di nuovo il volto di Nick Cave fa capolino dietro
l'oscura profondità di "Tree By The
Wall"; un Nick Cave arrangiato da Angelo
Badalamenti. Splendido l'apporto del violoncello,
a sottolineare le aperture orchestrali che si
scontrano con l'ossessività dei campionamenti.
Un basso angosciante si fa spazio mentre l'atmosfera
si spezza in un frammento jazzato, che accompagna
verso la fine il pezzo circondato da elettronica
ambientale.
Il pop-rock indeciso fra rabbia e dolce riflessione
acustica di "Captain Zero" chiude l'album.
Una dimostrazione di forza, coraggio e coerenza.
Per chi scrive, una piacevolissima conferma.