Vengono
dal modenese i Tempo de Mal, terzetto composto da
Dido (voce), Matteo (chitarra, basso, tastiere,
percussioni e campionamenti) e Giova (batteria,
percussioni e effetti), ma musicalmente vengono
da molto più lontano.
Il loro suono è un miscuglio di punk, noise,
elettronica e post-rock, e quest'album, uscito per
Alienazioni (casa discografica sorta nel 1998 proprio
intorno alla musica dei Tempo de Mal), ne è
la lente d'ingrandimento ideale. Un prodotto interessante
dunque fin dalle sue radici, anche se forse a grave
rischio d'imitazione.
L'attacco è dato da "Alienazioni",
brano in cui convivono divertissement ad effetto
(le voci registrate, qualche campionamento), un'attitudine
dark, prodotta soprattutto dall'uso del basso, e
idee che ricordano i Marlene
Kuntz (nel testo) e gli Afterhours
(la voce con effetto megafono). Più immediati
suono e melodia della seguente "Vicino irraggiungibile".
Pur preferendo atmosfere caustiche e selvagge, i
tre non disdegnano pause di riflessione catartica,
con digressioni melodiche, come nella strofa dell'ottima
"Abitudini". Dicevo prima del rischio
dell'imitazione, ostacolo nel quale i ragazzi incappano
con "A'hara": dire che assomiglia ai Nirvana
è realmente sminuire il proprio udito! Praticamente
il ritornello è la strofa di "Heart-Shaped
Box".
Un incidente di percorso, comunque, per il resto
la band mostra di saper tenere a bada la tentazione
di riprendere da chi la ispira e crea interessanti
progressioni ritmiche come la lunga composizione
"Quello che sono", che si apre, dopo un
frastuono brevissimo, su una chitarra distorta e
una vocetta simil-pop: ma arriva quasi subito la
voce profonda di Dido, mentre la chitarra appare
più pulita. Il ritornello ricorda molti lavori
di Fugazi e Blonde Redhead, prima che il tutto ripiombi
nell'attacco, prima che si torni all'accenno pop
che ora accompagna anche il recitato, fino all'allargarsi
della melodia con un sapiente delle tastiere. Praticamente
quello che succederebbe incrociando le digressioni
chitarristiche dei Sonic
Youth con la profondità di Joy Division
e Cure. Fondamentale
in questo pezzo la batteria, che segna i tempi e
crea le atmosfere soniche adatte alla situazione,
prima di un'improvvisa, pazza, assurda caduta in
una sorta di follia elettronica spiazzante e coraggiosa,
techno che grazie ad una dissolvenza diventa caustica
crudeltà noise.
Ecco, "Quello che sono", a mio parere,
vale l'ascolto della band modenese, che deve migliorare
certi aspetti (spesso i cambi di ritmo nei brani
sembrano forzati dall'ideologia che li guida, a
volte si ha l'impressione del già sentito
- oltre ai gruppi già citati appare chiaro
l'ascolto di un gruppo come i Six Minute War Madness),
ma che mostra interessanti capacità e rassicurante
personalità.
1.
Alienazioni
2. Vicino irraggiungibile
3. Mia Star
4. Astronave
5. Distanze
6. Quello che sono
7. Abitudini
8. A'hara
9. Novembre
10. Importante
11. Uomo nella notte
12. Identità o plagio