David Bazan torna sulle scene, dopo aver sorpreso
tutti grazie allo splendido “It’s
Hard to Find a Friend”, essersi confermato
con “Winners Never Quit” e aver iniziato
a mostrare maledettamente la corda nel pur buono
“Control”. Ennesimo One Man Band
a cavallo tra due millenni – come Pajo/Papa
M, Merritt/Magnetic Fields, Elvrum/Micophones,
Oldham/Palace -, Bazan ha dalla sua un gusto per
la lirica capace di mescolare malinconia e bizzarrie
varie, minimalismo e pathos. Il tutto seguendo
le direttive sonore che hanno fatto la fortuna
di Will Oldham (o Palace, o Palace Bros., o Bonnie
Prince Billy o come diavolo volete chiamarlo).
Per tracciare le linee musicali a lui consone
bastano chitarra, basso, batteria e un synth,
nessun altro orpello è necessario, nessun
accumulo di suoni ricercato. L’indolenza
sembra il carattere peculiare di questo ultimo
lavoro, esplicitato dall’incedere caracollante
di “Bands with Managers”, dalla delicata
ballata “Arizona” e soprattutto dalla
conclusiva pace acustica di “The Poison”.
Altrove l’irruenza rock si fa largo tra
le maglie, anche se sempre in maniera molto discreta:
è il caso di “The Fleecing”,
che partita su note ossessive e martellanti va
via via addolcendosi, fino a trasfigurare il rock
nella faccia distorta della sua solita indole.
L’album procede tra perfetti esempi di
pop contemporaneo (“Discretion”),
ritmiche avvolgenti e catartiche (il basso sinuoso
che gestisce la struttura di “Keep Swinging”,
violato nel suo dominio dalle sporcizie della
chitarra elettrica), viaggi siderali compiuti
nella malinconia dell’eterna solitudine
(“I Do”, perla luccicante dell’intero
album) e pacificanti ballate elettro-acustiche,
apparentemente sorridenti e trascinanti (“Start
Without Me”). Anche se è impossibile
non rimanere stregati soprattutto dalla lingua
sferzante di Bazan, capace di regalare se stesso
con un’innocenza e una purezza tali da far
sentire l’ascoltatore quasi in colpa, come
se stessimo un po’ tutti rubando segreti
e confessioni a questo ragazzo.
E quando ci si trova davanti a brani come “Transcontinental”
e “A Simple Plan” c’è
addirittura il rischio di commuoversi. Perché
è vero che l’originalità del
progetto continua a perdere colpi, chiusa ormai
in un cerchio che non prevede sterzate improvvise,
ma è altrettanto vero che la classe mostrata
in questo lavoro è veramente cristallina.
E se non vi basta neanche questo è sempre
pronta la sincerità straziante e dolce
del Bazan-pensiero. E se questo è il suo
tallone d’Achille, bè…allora…
collegamenti su MusiKàl!
Papa M - Whatever,
Mortal
Magnetic Fields - 69
Love Songs
Microphones - Live
in Japan, February 19th, 21st, and 22nd, 2003
Microphones - Mount
Eerie
Microphones - The
Glow Pt. 2
Bonnie Prince Billy - Master
and Everyone